Chiesa di Rieti

La Via Crucis verso l’Hospice per stringersi intorno alla sofferenza

La strada dell'Hospice San Francesco non è solo una risposta adeguata con le cure palliative alla dignità della vita ma è anche occasione di cammino spirituale nell'incontro con l'enigma del mistero della sofferenza: con questo spirito è stata vissuta la speciale Via Crucis a cura dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute

Non è stato un semplice e devoto esercizio quaresimale ma soprattutto una riflessione sul senso della vita e della dignità di ogni essere umano, con un’apertura all’affettività che, attraverso una accoglienza materna, ci introduce nella pienezza della vita.

La strada dell’Hospice San Francesco è non solo una risposta adeguata con le cure palliative alla dignità della vita ma è anche occasione di cammino spirituale nell’incontro con l’enigma del mistero della sofferenza. È con questo spirito che è stata vissuta la speciale Via Crucis a cura dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute. Un nuovo appuntamento di cui il percorso del cammino quaresimale nella nostra Diocesi si è arricchito quest’anno, per sottolineare la vicinanza della Chiesa alle persone malate e a coloro che le assistono.

Il silenzioso corteo si è mosso partendo dallo storico ingresso dell’ex ospedale psichiatrico, per poi risalire verso il piccolo colle che ospita la struttura.

Cinque le soste effettuate, la prima per il segno della “benedizione della luce”, attraverso l’accensione del cero che sarà custodito all’Hospice fino alla notte di Pasqua. Le successive tre soste sono state occasioni di riflessione su altrettanti passi del Vangelo. L’ultima stazione è stata invece dedicata all’adorazione della Croce, perchè contemplando la sofferenza di Cristo ci si renda partecipi e vicini alla condizione delle persone che vivono nella malattia.

«È nel volto di quei malati che vediamo Gesù», spiega il diacono Nazzareno Iacopini, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute. L’Hospice anni fa era situato all’ultimo piano dell’ospedale de Lellis, come ultimo reparto dove venivano portati i malati termini, oggi invece è una struttura dignitosa e accogliente, dove è possibile assistere al meglio i propri cari, «a testimoniare – dice Iacopini – che se c’è una dignità del nascere e del vivere, dev’esserci anche una dignità del morire».

Un momento di comunione e vicinanza verso le persone che vivono il dramma della malattia, vissuto insieme a padre Marcello, Padre Antonio e padre Luigi, i religiosi della fraternità francescana interobbedienziale di San Rufo, che si occupano della cura spirituale dell’Hospice San Francesco. Una presenza che suggerisce un altro messaggio: l’attenzione della Diocesi per la realtà delle cure palliative.

«Perchè la Chiesa – spiega Iacopini – le ha sempre sostenute. La loro adozione nel nostro paese è anche merito della Chiesa italiana, a partire dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute. Non c’è motivo per lasciare gli ammalati preda di sofferenze inutile. Dobbiamo curare cercando di evitare il dolore».

Un momento reso ancor più toccante e significativo dalla partecipazione del Coro Valle Santa diretto dal Maestro Elio De Francesco che ha animato l’intera processione.

 

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