Chiesa di Rieti

La Trinità? È l’immagine di un mondo che sfugge alla logica binaria

Io o tu, persona o società, Stato o mercato: la Trinità è la chiave per uscire dalla logica binaria, che si muove per contrapposizioni e conflitti senza riuscire a leggere la complessità della realtà

La Trinità come chiave per uscire «dalla logica binaria», quella delle contrapposizioni: del bianco o nero, dell’io o tu, dell’acceso e spento. È lo spunto offerto dal vescovo Domenico offrendo una lettura della solennità della Santissima Trinità. Con un’avvertenza: che non possiamo dire nulla di Dio, «a meno che non sia Dio stesso a prendere l’iniziativa e a venirci incontro». Ma creati a sua «immagine e somiglianza», possiamo comunque «rinvenire tracce del suo mistero nella nostra condizione storica».

A questo allude la sentenza medievale Omne trinum est perfectum, che tradotto significa: «tutto quel che risulta di tre elementi è perfetto». Una intuizione che mons Pompili ha invitato a leggere anche su grande scala, ad esempio quando si parla di economia. «Si è soliti pensare che per lo sviluppo ci siano solo due attori: lo Stato e il mercato. Ma si dimentica che ce n’è un terzo che è la società civile. Ecco perché oggi si parla di “economia civile”, dove l’aggettivo deriva dal sostantivo civitas e dice che solo col coinvolgimento di tutti è possibile una vera rinascita.

E anche riguardo ai singoli, è importante scoprire tre facoltà, e cioè la memoria, l’intelligenza e la volontà. «La memoria è fondamentale: se perdiamo la memoria come nell’Alzheimer rischiamo di disorientarci. Se manca l’intelligenza rischiamo di inseguire una semplice comunicazione di dati senza connetterne il senso. Se manca la volontà, diventiamo incapaci di collegare l’interno con l’esterno e dar seguito alle nostra scelte in modo che diventino decisioni».

La Trinità trova poi uno specchio anche nella creazione, dove ci sono tre situazioni da considerare: «l’uomo, ma anche ogni essere vivente e poi l’ambiente naturale». Come a dire che non è possibile «che l’uomo si pensi a prescindere dalla natura che è ben più del set delle sue performances, ma il contesto vitale da cui dipende, come l’aria che respiriamo. Così non si può pensare agli animali e a tutto gli esseri creati come fossero solo merce a disposizione. Per contro, l’uomo non può essere considerato come una variabile non necessaria, anzi solo dannosa, perché l’ambiente senza l’uomo diventa una foresta».

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, ha concluso il vescovo riprendendo quanto dice Gesù a Nicodemo. «Dio è unico, ma mai solo. Lo aveva compreso il grande Agostino che nella sua opera monumentale De Trinitate sostiene che l’amore fa intuire qualcosa di Dio, al punto che vedi Dio-Trinità, se vedi la carità».

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