La risposta di Domenico alla violenza del mondo: «sobrietà di vita, rigorosa preparazione culturale e preghiera»

«San Domenico sperimentò la prova e la fatica dell’annuncio evangelico, ma mai perse la sua abituale serenità». Lo ha ricordato il vescovo Pompili celebrando l’Eucaristia nella chiesa del monastero domenicano di Sant’Agnese. Un’esperienza, quella del frate predicatore di Caleruega, che sembra poter dire qualcosa anche agli uomini di oggi. «Domenico – ha ricordato infatti il vescovo – si ritrovò in mezzo alla violenza del suo tempo», ma ebbe la lucidità per intuire che la risposta andava cercata nella «sobrietà della vita unita ad una rigorosa preparazione culturale».

Una posizione assunta contro l’eresia albigese, ma che sembra valida anche di fronte agli orrori del presente. Lo stile scelto da Domenico di Guzman, del resto, è quello con il quale Gesù ha inviato nel mondo i propri discepoli: con la stessa disposizione alla mitezza volle formare i suoi frati predicatori, assieme a una spinta alla gratuità e all’unione.

Perché la gratuità, la «libertà da ogni brama di possessocambia la nostra maniera di porci rispetto agli altri». Vuol dire «non pretendere e non rifiutare, non catturare e insieme accogliere quello che ci è dato in donoChi pretende – ha aggiunto il vescovo – è sempre insoddisfatto. Chi rifiuta è sempre isolato». San Domenico «comprese che il Vangelo è pura grazia» e fece della pratica del Rosario «una scelta precisa»: quella della «preghiera che resiste e non si arrende alla violenza del mondo».

Una resistenza che richiede anche il senso della comunità, l’unità. «Oggi – ha detto mons. Pompili – si privilegia la velocità che sembra più rassicurante, ma in realtà dobbiamo riscoprire la forza dei legami che rallentano, ma danno profondità. Per questo san Domenico si ispirò alla regola di sant’Agostino: per far sì che i preti non vivessero ognuno per proprio conto, ma avessero una regola di vita in comune che li faceva partecipi della stessa missione, senza personalismi e senza mediocrità».

La spiritualità di san Domenico è certamente distinta da quella di san Francesco, che forse incontrò nel suo secondo viaggio a Roma. La seconda rimane la più autentica cifra spirituale del nostro territorio, ma anche la prima è profondamente radicata nella nostra storia. Da entrambe le impostazioni si possono ricavare slanci, intuizioni, idee per affrontare il presente. E magari qualche spunto da discutere nell’Incontro pastorale programmato per settembre.

Rispondi