La rete e il cantiere, guardando all’Incontro pastorale

Pensando all’Incontro pastorale del prossimo settembre si può ricorrere alla sintonia di due immagini che sembrerebbero appartenere ad ambiti diversi: il social network e l’edilizia più concreta

Mi è venuto in mente Jack Dorsey, progettista e programmatore di buona parte di Twitter. Dietro a questo social network c’è un’osservazione semplice: messaggi brevi e chiari bastano a far funzionare apparati complessi come i sistemi di emergenza di una città, perché «Le persone parlano sempre di dove vanno, di cosa fanno, di dove sono». È stata l’ispirazione per Twitter: «Ora tutti possiamo dire dove siamo, dove andiamo, come ci sentiamo. Facendolo sapere al mondo intero».

Ci pensavo proprio perché le domande di Dorsey («dove vai?», «cosa fai?») riescono a connettere le persone, ad allestire una rete. E non a caso sono tra quelle che si pone l’Incontro pastorale in programma dal 9 all’11 di settembre.

Tra le altre cose l’evento sembra corrispondere all’esigenza di rinsaldare i rapporti, di guardare avanti per Camminare insieme, riscoprendo un’identità da Confessare.

Ma come punto di partenza, perché non basta certo riconnettere in rete i territori e le sensibilità della diocesi. Sulla rete occorre Costruire qualcosa di più grande affinché i problemi profondi dei nostri anni vengano affrontati con efficacia.

Un compito non facile, perché, proprio come accade con gli algoritmi dei social network, spesso tendiamo a filtrare la diversità lasciando passare solo ciò che ci accomuna. Una disposizione mentale che ha forse il vantaggio di offrire la protezione da un eccesso di litigiosità e il rimedio alla frammentazione, ma che alla lunga rischia di incentivare il conformismo e l’omogeneità di pensiero proprio quando ci sarebbero da valorizzare gli approcci più diversi.

Non a caso, il progetto dell’Incontro pastorale si dispone con l’intento di un incontro franco e aperto. Tra i singoli e i gruppi, ovviamente, ma soprattutto con il futuro, con l’idea del lungo periodo.

E sapendo che conviene agire, perché il non agire avrà comunque delle conseguenze su un avvenire non del tutto imprevedibile, pur essendo anticipato da tracce ancora difficili da interpretare.

Da questo punto di vista anche il luogo scelto per ospitare l’evento sembra portatore di un messaggio. Perché allo svolgimento dell’Incontro offrirà forse ancora l’idea della “Chiesa in costruzione”, di un cantiere che richiede il lavoro di tanti per molteplici aspetti.

Come nella costruzione di un edificio, la Chiesa ha bisogno del talento dei fedeli nelle specialità più varie, ma anche dell’elaborazione di un progetto unitario, di un disegno da conoscere e assecondare.

Quello del Vangelo, naturalmente, per il quale vanno scavate fondamenta adatte a un terreno cambiato nel tempo. Un compito che può sembrare troppo alto, difficile, forse pericoloso, ma che ancora una volta scopriremo alla nostra portata.

Il metodo è quello applicato dai nostri giovani, in questi giorni a Cracovia, durante il loro meeting a Greccio dello scorso gennaio: iniziare dal necessario per scoprirsi a poco a poco capaci dell’impossibile.

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