La “Resurrezione” di Alessandro Kokocinski alla Chiesa Santa Maria Maggiore di Labro

Il Comune di Labro, la Parrocchia Arcipretale Collegiata di Labro e la Fondazione “Alessandro Kokocinski” presentano al pubblico l’opera “Resurrezione” di Alessandro Kokocinski (Porto Recanati, 1948)

L’opera donata dall’autore alla comunità di Labro, verrà collocata nella Chiesa Santa Maria Maggiore di Labro il giorno 23 ottobre 2015 dove alle ore 16 è prevista la Cerimonia di Donazione. Mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, celebrerà la Santa Messa e benedirà l’Opera. Al termine della Cerimonia la Comunità labrese sarà lieta di intrattenere tutti coloro che parteciperanno alla festa con un piccolo rinfresco nelle sale del Castello gentilmente messe a disposizione dalla famiglia Nobili Vitelleschi.

Alessandro Kokocinski negli anni ‘80 si trasferisce a Labro, nel piccolo borgo medievale situato ai confini della provincia di Rieti con l’Umbria, alla cui comunità rimane molto legato. Proprio per rinsaldare e lasciare un segno tangibile del suo passaggio fisico e spirituale gli dedica la “Resurrezione” Opera che sintetizza la maturità artistica e la spiccata sensibilità dell’Autore.

In questo periodo, oltre che partecipare all’evento di Labro, è possibile visitare, fino al 1 novembre, presso la Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla in via del Corso 320 a Roma la Mostra “Kokocinski. La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown”.

Biografia: Alessandro Kokocinski nasce nel 1948 in Italia a Porto Recanati da madre russa e padre polacco. Ha solo pochi mesi quando i genitori, apolidi, si imbarcano per l’Argentina da cui raggiungono il Brasile, dove sono «adottati» da una comunità nomade di indios Guaranì. Nel 1954 fanno ritorno a Buenos Aires e qualche anno dopo Kokocinskiviene affidato a un piccolo circo uruguayano. Il circo sarà la sua nuova famiglia, con la quale viaggerà per l’America Latina come acrobata sui cavalli conoscendo i più grandi artisti circensi, tra cui Popov. Inizia a disegnare da giovanissimo, trovando nell’arte l’«unica forma di espressione, di rabbia, di affermazione di sé che ha a disposizione».

A Buenos Aires, lavora come scenografo teatrale ed entranella scuola di Saulo Benavente, ma la persecuzione militare lo costringe a rifugiarsi a Santiago del Cile (1969), dove espone disegni di chiara denuncia politica. Alla caduta del governo Allende, Kokocinski è già in Europa, a Roma nel 1971 è accolto da intellettuali come Alberti, Moravia, Pasolini, Levi e pittori Vedova, Attardi, Vespignani, Sughi, Tommasi Ferroni, Tornabuoni, Calabria.

In occasione dell’ Anno Santo, sotto il pontificato di Paolo VI, illustra l’Agelus Dei su commessa del Vaticano e partecipa alla X Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma. Nel 1977 espone a Palazzo Diamanti di Ferrara con una personale in cuitorna a denunciare la crudele realtà sociale dell’ Argentina soggetta al controllo della dittatura militare.Seguono anni di fervente attività con mostre inEuropa e Oriente. Nel 1997 torna dopo trent’anni in Argentina per l’inaugurazione della grande mostra organizzata in suo onore dal Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires.

Negli anni ‘80 si trasferisce a Labro, un piccolo borgo medievale situato ai confini della provincia di Rieti con l’Umbria, alla cui comunità rimarrà molto legato.

Il teatro rimane sempre una delle sue grandi passioni. Nel 1971 incontra Rafael Alberti per il quale è autore delle scenografie, dei costumi e del trucco per Notte di guerra al Museo del Prado, piece rappresentata in prima mondiale al Teatro Belli nel febbraio 1973. Nel 1977 collabora con Gabriella Ferri, al Teatro Sistina di Roma, realizzando le scenografie di «Andiamo a cominciare»; nel 1997 conosce Lina Sastri e da un’idea comune nasce lo spettacolo «Cuore mio», dove la pittura di Kokocinski si fonde con la musicalità e la drammaticità napoletana.
Oggi l’artista vive e lavora a Tuscania, dove ha anche sede la Fondazione Alessandro Kokocinski.

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