Ospite dell'anima / Prima meditazione sulla sequenza di Pentecoste

La Pentecoste, «metropoli di tutte le feste»

La Pentecoste è un terremoto che ha l’epicentro non nelle viscere della terra ma in quelle della Santissima Trinità: lo Spirito del Risorto entra potentemente nella vita dei cristiani e da piccolo gruppo, presieduto da Maria nel cenacolo, la Chiesa si manifesta per annunciare a tutti gli uomini le meraviglie di Dio

La Pentecoste, «metropoli di tutte le feste», è la Cresima della Chiesa. Un terremoto che ha l’epicentro non nelle viscere della terra ma in quelle della Santissima Trinità: lo Spirito del Risorto entra potentemente nella vita dei cristiani e da piccolo gruppo, presieduto da Maria nel cenacolo, la Chiesa, già nata a Pasqua dal costato di Cristo dormiente sulla croce, come nuova Eva dal nuovo Adamo, ora si manifesta per annunciare a tutti gli uomini le meraviglie di Dio.

Ci prepariamo anche noi a ricevere la Forza dall’alto, l’«Ospite dolce dell’anima» con alcune meditazioni giornaliere su un antico testo apparso sullo scorcio fra il XII e il XIII secolo: la «sequenza di Pentecoste», che ancora oggi la liturgia conserva come perla preziosa della preghiera della Chiesa, proponendola per il Cinquantesimo giorno, la «Pasqua delle rose» prima dell’acclamazione al Vangelo. In alcune tradizioni liturgiche, durante il canto, si cospargevano i fedeli con petali di rose rosse per ricordare le lingue di fuoco discese sugli Apostoli e su Maria riuniti in quel giorno nel cenacolo.

Non conosciamo con esattezza l’autore di questo testo, che venne definito la Sequentia aurea.

Ecco il testo, che molti di noi già conoscono a memoria, secondo una traduzione di Giovanni Getto, Ospite dell’anima, Ed. Jaca Book, Milano, 1991:

Vieni Santo Spirito e manda dal cielo un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni luce dei cuori.

Ottimo Consolatore, dolce ospite dell’anima, dolce refrigerio.

Nella fatica riposo, nel calore frescura, conforto nel pianto.

O luce beatissima, riempi l’intimo del cuore dei tuoi fedeli.

Senza il tuo aiuto nulla è nell’uomo, nulla è innocente.

Monda ciò che è impuro, irrora ciò che è arido, sana ciò che è ferito.

Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è freddo, drizza ciò che è storto.

Dà ai tuoi fedeli che in te confidano i tuoi sette doni.

Corona la virtù col merito, donaci la salvezza finale, donaci la gioia perenne.

Lo Spirito è un «dolce refrigerio», scuote dal torpore, dalla paura. Scuote perché lo spirito, nemico del torpore, della noia e della paura porta aria buona nella chiesa. Lo Spirito apre le porte, dilata il cuore, crea spazio affinché diventi spazio per Dio e per i fratelli, spazza via ciò che è chiusura e crea aperture, varchi di comunione. È fuoco che consuma le durezze, gli egoismi, la superbia, purifica e rinnova.

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