Chiesa di Rieti

“La Domenica è l’identità del cristiano”: si apre l’Incontro Pastorale 2019

È il giorno del Signore, stavolta, il tema della tre giorni di settembre con cui la Chiesa reatina si ritrova in plenaria: clero, religiosi e laicato

È venerdì, come a ogni inizio di incontro pastorale che si rispetti, ma già si inizia a parlare di domenica. È il giorno del Signore, stavolta, il tema della tre giorni di settembre con cui – nelle vicinanze della ricorrenza liturgica dell’Anniversario della Dedicazione della Cattedrale, data che segna tradizionalmente l’avvio dell’anno pastorale – la Chiesa reatina si ritrova in plenaria: clero, religiosi e laicato più o meno al completo.

È il canto francescano Alto e glorioso Dio, eseguito dal coro “Valle Santa” diretto da Elio De Francesco ad aprire la celebrazione della Parola presieduta dal vescovo Domenico, con cui l’assemblea radunata nel salone del centro pastorale di Contigliano dà avvio al primo giorno dei lavori. Dopo il saluto e l’orazione del vescovo, è Myriam per prima a prestare voce alla Scrittura, proclamando il brano della visione di Giovanni dell’Apocalisse, seguito dalle strofe del salmo 33 declamate da Giorgio, e poi da un altro brano degli Atti degli Apostoli che tocca a Isabetta proclamare. Dopo il canto dell’Alleluia, è lo stesso monsignor Pompili a proclamare il brano evangelico emblematico del senso del “primo giorno” memoria della risurrezione: le apparizioni di Gesù agli Undici nel cenacolo. Poi le intenzioni della preghiera dei fedeli, invocando l’aiuto di Dio per la Chiesa, per quanti sono nella prova, per i presenti. E il vescovo conclude chiedendo la benedizione su «questa Chiesa reatina riunita per approfondire il senso della domenica», prima dell’inno mariano eseguito dal coro.

E monsignore, nell’introdurre la tematica dell’incontro, parte anche lui da un canto. Dal titolo di quella famosa canzoncina degli anni Sessanta che vedeva una giovanissima Gigliola Cinguetti canticchiare La domenica andando alla Messa.

Scandagliando il titolo, don Domenico parte appunto da “la domenica” per ribadire come «non è un giorno qualsiasi, ma è l’identità del cristiano, che ha ereditato dall’ebraismo la scansione settimanale, che accomuna tutti i figli di Abramo, con le differenze di sfumature che vedono alternarsi il venerdì per l’islam, il sabato per l’ebraismo e la domenica per il cristianesimo». Un giorno, precisa Pompili, «da considerare davvero “il primo” e non “l’ultimo” giorno», poiché «il cristiano è un uomo che comincia. Questa è l’eterna giovinezza del cristiano. Ogni cristiano vive ancora oggi il suo cristianesimo come se egli fosse il primo cristiano».

Poi “andando”, che ci ricorda come la domenica non sia «qualcosa di statico, ripetitivo, abitudinario, ma qualcosa di dinamico, originale e soprattutto libero». È infatti il giorno «in cui finalmente possiamo sottrarci a quel tran tran quotidiano che è ritmato dai nostri obblighi professionali e casalinghi che sembra toglierci il respiro, perché non abbiamo margini di scarto». Importante, perciò, recuperare il valore della domenica come «tempo prezioso della libertà. Soltanto in questo spazio franco in cui non siamo costretti ma possiamo scegliere è possibile far emergere la nostra originalità. Perciò è il tempo della libertà, ma ancor più il tempo in cui saper festeggiare. Dobbiamo riconoscere che abbiamo perso la capacità di far festa insieme, cioè di provare il piacere di poter starcene davanti a Dio con le nostre sorelle e i nostri fratelli per rendere grazie ed esprimere la lode. E si capisce che non basta suonare le campane per dare inizio alla festa, se non siamo stati capaci di innervare le nostre relazioni quotidiane in tutto il resto della settimana, perché la comunità che si raduna alla domenica è anche quella che durante la settimana ha avuto la capacità di mantenere relazioni, e la domenica ci si raduna per fare scorta della fede, della speranza e della carità».

Andando dove? “Alla Messa”, che è, sottolinea il vescovo, «il cuore del giorno del Signore». Per monsignore «la cosa sorprendente è che, nonostante la crisi conclamata della partecipazione alla Messa dai tempi di Gigliola Cinguetti, essa resta comunque il luogo di maggior incontro della gente»: nessun altro momento riesce a far convergere le persone come la celebrazione eucaristica, anche se, «per molti partecipanti, specie occasionali, l’iniziazione a essa è rimasta quella della Prima Comunione», e certamente «è troppo poco, ma nonostante ciò, prevale una nostalgia che motiva l’ingresso in chiesa, a patto che vi si trovi non solo un prete ma una comunità, piccola o grande che sia».

E allora «la Messa chiede che si allestisca l’ospitalità. Questa è la sfida di una liturgia che voglia essere popolare, gioiosa, coinvolgente e al tempo stesso semplice»

Pertanto, ha concluso don Domenico prima di passare la parola al relatore, «se si ritrova il ritmo del tempo, se si cresce nella libertà di scelta, perché sempre di più la fede è una scelta e non una convenzione e tanto meno un obbligo, se si è ospitali, la domenica testimonia la fede. Per questo la domenica è sempre stato il criterio per identificare il cristiano, come avvenuto qualche mese fa in Sri Lanka, quando tanti cristiani sono stati uccisi il giorno di Pasqua». Possiamo dire che la domenica «è l’altro nome del cristiano». E a questo punta l’incontro pastorale che ci stimola a riflettere, in un contesto molto diverso, per «ritrovare il pungolo della domenica, riscoprire la bellezza di questo giorno che è il primo, e di ritrovare la forza della vita comunitaria», quella che portava i martiri cristiani nel Nord Africa di secoli fa a ribadire che “senza il giorno del Signore non possiamo vivere”.

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