La domenica del papa: la vera consolazione

Non è nel denaro, nel potere, nel successo, nella mondanità

Nel tempo di Avvento siamo in attesa di un incontro che diventa storia. È un tempo in cui la Parola di Dio sembra farsi ancora più vicina, proprio grazie a Giovanni Battista, voce di colui che grida nel deserto, e dice: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Ha senso, direte, gridare nel deserto? È un luogo disabitato. Ricordava Benedetto XVI che il deserto “è il luogo del silenzio, della povertà, dove l’uomo è privato degli appoggi materiali e si trova di fronte alle domande fondamentali dell’esistenza, è spinto ad andare all’essenziale e proprio per questo gli è più facile incontrare Dio”.

Il rischio, oggi, è che la presenza di Dio svanisca, nel rumore quotidiano, nelle cose di tutti i giorni, nella confusione di una esistenza che non ha più sogni, obiettivi da raggiungere si culla nel proprio fare. Ecco la voce che ci chiede di essere pronti a mettere da parte le tante dilazioni e rimandi, per non ascoltare, per non scegliere. Nel tempo di Avvento la liturgia propone un messaggio di speranza, con Isaia che dice: il tempo della tribolazione è terminato e “il popolo di Israele può guardare con fiducia verso il futuro”. Il popolo di Israele era ancora in esilio a Babilonia, e il profeta annuncia l’inizio di un tempo nuovo e l’invito a “lasciarsi consolare dal Signore”. È gente che ha attraversato un periodo oscuro, ricorda Papa Francesco all’Angelus: “La tristezza e la paura possono fare posto alla gioia, perché il Signore stesso guiderà il suo popolo sulla via della liberazione e della salvezza”.

L’inizio del Vangelo di Marco, il testo più antico secondo gli studiosi, scritto probabilmente nell’anno 70, è invito a conoscere meglio il figlio di Dio, lasciando da parte il vuoto, l’effimero che ci portiamo dietro. Il tempo in cui viviamo porta a riflessioni pessimistiche, la crisi della politica, il malaffare che sembra essere in ogni dove: ecco la rassegnazione, l’insofferenza per le cose che non vanno. Alla mente tornano le parole di Papa Roncalli, che aprendo il Concilio Ecumenico Vaticano II diceva: “molti vanno dicendo che la nostra società, in confronto con quelle passate, è andata peggiorando”. Ma san Giovanni XXIII aveva l’ottimismo del cristiano ed era convinto che bisognasse soffiare sulla cenere per risvegliare la brace nascosta, per cui dissentiva dai “profeti di sventura che annunciano eventi sempre più infausti, quasi sia in arrivo la fine del mondo”.

La liturgia di questo tempo di attesa ci chiede di fermarci sul messaggio di speranza: “Il Signore ci consola”, dice all’Angelus Papa Francesco. Consolazione che viene dall’ascolto della Parola, “quando rimaniamo in preghiera silenziosa alla sua presenza, quando lo incontriamo nell’Eucaristia o nel sacramento del perdono”. Per Francesco c’è bisogno oggi di persone “che siano testimoni della misericordia e della tenerezza del Signore, che scuote i rassegnati, rianima gli sfiduciati, accende il fuoco della speranza”. È lui che “accende il fuoco della speranza”. E quanto c’è bisogno di speranza in questo nostro tempo, quanto c’è bisogno di consolazione: “Penso – dice Francesco all’Angelus – a quanti sono oppressi da sofferenze, ingiustizie e soprusi; a quanti sono schiavi del denaro, del potere, del successo, della mondanità. Poveretti, hanno consolazioni truccate, non la vera consolazione del Signore”. Solo Dio può eliminare “le cause dei drammi esistenziali e spirituali”. È lui che ci consola e ci da coraggio per uscire da noi stessi. Certo difficoltà e mali esistono ma l’ottimismo del cristiano coglie una opportunità in ogni difficoltà. Questo tempo di Avvento è un invito a scrollarci di dosso l’abitudine, l’ovvietà, la sicurezza che ci fanno restare nella nostra vita tranquilla, pronti a lamentarci se le cose non vanno, ma restii a muovere un solo passo per cambiarle.

Ecco che torna Isaia, con la sua parola e il suo invito a preparare la via del Signore: “Dio dimentica i nostri peccati e ci consola. Se noi ci affidiamo a lui con cuore umile e pentito, egli abbatterà i muri del male, riempirà le buche delle nostre omissioni, spianerà i dossi della superbia e della vanità e aprirà la strada dell’incontro con lui”, dice il Papa all’Angelus.

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