Meeting dei Giovani 2020

La domenica del Meeting, il vescovo Domenico: «Se c’è un tempo da riscattare, è proprio quello della festa»

Dio ha santificato il tempo per dare al tempo, e al tempo festivo, una logica nuova: è la breve e densa riflessione con cui il vescovo Domenico, nella celebrazione delle Lodi mattutine, ha aperto la giornata culminante del Meeting dei Giovani

Dio ha santificato il tempo per dare al tempo, e al tempo festivo, una logica nuova. È la breve e densa riflessione con cui il vescovo Domenico, nella celebrazione delle Lodi mattutine, ha aperto la giornata culminante del Meeting dei Giovani: quella domenicale, quella in cui il tema affrontato, il dies Domini, il dì di festa, viene concretamente vissuto dai partecipanti al raduno di Leonessa.

E il momento di preghiera con cui inizia il terzo giorno del Meeting, a partire dal passo della Lettera agli Ebrei in cui si ricorda che “ultimamente Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio”, offre a monsignore lo spunto per una sapiente sintesi degli elementi emersi in questa tre giorni dedicata al rapporto dei giovani con il tempo e la festa.
«C’è una contraddizione, a prima vista, tra Dio e i tempi, tra l’Eterno e ciò che è temporaneo», esordisce Pompili, ribadendo che è però proprio questa «la novità del cristianesimo, perché Dio con Gesù Cristo entra nel nostro tempo e si contamina con la nostra condizione finita e per questo la rende infinita».

Il tempo va allora cristianamente riscoperto e purificato. E «se c’è un tempo da riscattare, paradossalmente, è proprio il tempo della festa». Il problema, fa emergere la riflessione del vescovo, è che «senza accorgercene anche noi abbiamo finito per immedesimarci in quella logica del weekend, cioè del fine settimana, che è tutt’altra cosa rispetto a quello che è il “primo giorno” della settimana, la domenica». Si è ribaltata la prospettiva cristiana: «Nella logica corrente la domenica è l’ultimo giorno, il giorno in cui ci prendiamo una boccata d’ossigeno prima di affrontare le fatiche della settimana. Ma nella logica cristiana è esattamente il contrario, è il primo giorno, perché ciò che sta nel più profondo del cuore umano non è il senso del dovere ma piuttosto quello del desiderio: la domenica è fatta per liberare il desiderio profondo della nostra vita!». Infatti, ricorda don Domenico, l’uomo è fatto «non per lavorare ma per desiderare. Il lavoro è uno strumento indispensabile ma non è lo scopo della nostra vita». Di qui la necessità di riscattare la domenica da questa deviazione di senso «che ne fa un giorno in cui facciamo di tutto pur di ritrovare energia al lunedì mattina, ma è troppo poco».

La domenica, incalza il vescovo, aiuta a ritrovare tre cose: innanzitutto «l’altro, che normalmente durante la settimana “origliamo” e che la domenica possiamo finalmente “ascoltare”». Quanto mai necessario, oggi, ascoltare chi ci è vicino, rileva Pompili: «Le crisi di coppia nascono il più delle volte da questa mancanza di ascolto reciproco, le difficoltà tra genitori e figli nasce spesso dal fatto che non ci si ascolta».

Quello domenicale è poi «anche il giorno in cui ascoltiamo parole inedite: le parole di Dio, che insieme al pane eucaristico fanno della domenica un giorno speciale, ne fanno la festa», sottolinea Pompili, ribadendo che «non è che siccome è festa andiamo a Messa, ma il contrario: siccome ci raduniamo per ascoltare la parola di Dio allora è festa!». Soltanto se recuperiamo il senso autentico della domenica ci si può riscattare «dal “sabato del villaggio”, una struggente poesia che mette il dito nella piaga, perché tutto finisce inesorabilmente, tramonta, mentre la domenica cristiana dà tutt’altra prospettiva, che ci è data dalla Parola e dal Pane eucaristico».

Infine, «una terza dimensione fondamentale della festa: dare visibilità a quelli che sono invisibili nella nostra vita», vale a dire il vivere la carità: la domenica, ricorda monsignore, «dovrebbe essere il giorno in cui diamo cittadinanza a quelli che non ce l’hanno, perché non ce la fanno a stare al nostro ritmo: malati, disabili, diversamente situati… tutte persone che hanno bisogno che ci si accosti, e che alla domenica dovrebbero trovare da parte nostra un atteggiamento ben più sensibile».

Ecco allora, conclude il presule, che «il tempo della festa è un tempo fondamentale: noi rischiamo senza accorgercene di entrare dentro quello che è oggi il “divertimentificio”, grande trovata commerciale pensata con tutti i crismi per farci dei consumatori: ma questo “divertimentificio” non ci dà la festa! Ce la dà quello che abbiamo intuito in questi giorni».

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