La Divina Misericordia e il rapporto con la giustizia

Sabato 2 aprile all’Auditorium dei Poveri si è tenuto un incontro per il ciclo “Passaggio attraverso la Passione”, promosso dalla Confraternita di Misericordia di Rieti e dal collegato Gruppo di Donatori di Sangue Fratres, nel quale sono intervenuti il professor Massimo Casciani e la prof.ssa Ileana Tozzi. L’evento era dedicato alla festività della Divina Misericordia, istituita nel 2000 da Giovanni Paolo II.

Al centro dell’interveto del prof. Casciani il rapporto tra misericordia e giustizia. Il termine misericordia viene da cuore, organo che un tempo si pensava sede dei sentimenti, ma anche della coscienza e quindi della capacità di scegliere. Per l’ebraismo è inoltre il luogo dell’incontro con Dio. Da qui la riflessione porta a togliere l’elemento buonista dalla nostra immagine della misericordia divina. Dio perdona chi si rivolge consapevolmente a lui, chi si pente in qualche modo. Ciò è espresso anche nella bolla di istituzione del Giubileo della Misericordia ma trova conferma in molti episodi biblici. Già Adamo ed Eva scaricarono la responsabilità del loro peccato, il primo su di lei e la seconda sul serpente.  Allo stesso modo Caino non diede alcun segno di pentimento di fronte alle domande del Signore.

Nel Nuovo Testamento molte parabole contengono sfumature dello stesso messaggio. Verso l’adultera, ad esempio, non si esclude la giustizia, ma si richiede che venga esercitata da un soggetto irreprensibile. Anche il padre del figliol prodigo, aspetta sì il ritorno del figlio, ma non interviene finché non è lui a presentarsi sulla strada di casa.

Anselmo da Aosta aveva già affrontato la questione con riferimento a Lucifero. «Perché ha disobbedito?» si chiede il teologo medievale. Forse pensava che, essendo infinitamente buono, Dio non lo avrebbe punito e d’altronde non aveva ancora punito nessuno. In realtà «Misericordia e giustizia non si escludono ma uno è il corrispettivo dell’alto, sono complementari» conclude il professor Casciani.

L’iconografia sulla misericordia ha sempre avuto una forte finalità didascalica. Questo è l’incipit dell’intervento con cui la prof.ssa Tozzi ha presentato una serie di opere d’arte del territorio reatino. Come sempre la professoressa riesce con riferimenti storici e descrizioni evocative a comunicare lo spirito delle rappresentazioni prese in esame. Si inizia dall’immagine di Gesù dal cuore luminoso: altro non è che “l’ultimo anello di una catena culturale”. Nel medioevo è la Madonna il simbolo della misericordia. Ne abbiamo una testimonianza in una nicchia della chiesa di san Domenico affrescata da Domenico Papa nel XV secolo. Poi una moderna reinterpretazione della parabola del figliol prodigo nella Chiesa di Vazia, ad opera di Angelo Ruggeri. E ancora dalla vita di santi da cui gli artisti hanno preso ispirazione, come nel caso di Calcagnadoro verso San Camillo De Lellis.

In conclusione appare chiaro che la lettura ingenua della misericordia è confutata sia dalla ricerca teologica che da quella artistica. Dio perdona l’uomo che chiede perdono. Perdona infinitamente ed infinite volte, come ci ricorda anche Papa Francesco nel suo Il nome di Dio è Misericordia.

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