La dignità nel vivere e nel morire / 2

Dignità della persona umana (2)

Dopo la premessa fatta nel precedente articolo, ora possiamo dire con precisione che cosa significa dignità della persona. Dignità indica il modo di essere proprio della persona in quanto dotato di una posizione eminente nei gradi dell’essere. Essere persona è essere più che essere non persona; essere qualcuno è più che essere qualcosa: questo dico quando dico “dignità della persona”. È di questo “più” che parlo quando parlo di “dignità della persona”. Connoto un’eccellenza e superiorità nell’essere creato da Dio a sua immagine e somiglianza.

Ma non solo. Dignità indica anche – e di conseguenza – l’esigenza di essere riconosciuta nella sua eccellenza e superiorità. L’etica e il diritto sono le scienze di questo riconoscimento: di ciò che esso implica e comporta.

E siamo già entrati nel secondo e terzo punto della riflessione: che cosa significa per la persona vivere secondo la dignità del suo essere persona? Che cosa significa per la persona morire secondo la dignità del suo essere persona?

Prima di rispondere a queste due grandi domande devo fare ancora due riflessioni.

La prima risponde alla domanda: ogni individuo umano è persona? Già Aristotele disse che nel vivente non si può separare l’essere dal vivere: là dove vive un uomo, c’è una persona umana. «L’essere della persona è la vita di un uomo» (Robert Spaemann, Persone. Sulla differenza tra «qualcosa» e «qualcuno», pag.241).

Ma poi, quale altro criterio esiste per riconoscere, al di là della semplice appartenenza alla specie umana, cosa è persona e cosa non lo è? è inevitabile l’attribuzione di un potere di giudizio su altri che non potrebbero mai prendere parte alla discussione sui criteri per riconoscere la persona.

La seconda riflessione è di non minore importanza. Il modo di essere proprio della persona è costitutivamente relazionato alle altre persone: nessuna persona è senza porte e senza finestre. Dire persona irrelata è dire un non-senso. E la relazione si costituisce pienamente nel riconoscimento dell’altro come persona: non fare all’altro ciò che non vorresti fosse fatto e te – ama il prossimo come te stesso. Quando dunque parlo di umanità non denoto come quando parlo di animalità, una specie vivente, denoto e la famiglia umana e ciò che rende ogni uomo persona. La parola Umanità non indica un insieme di tanti individui che realizzano la stessa specie, ma una comunità di persone legate dal vincolo del riconoscimento.

Solo ora possiamo tentare una risposta vera alle due grandi domande: quale vita? Quale morte?

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