Italia

La Consulta: legittimo estromettere Autostrade dalla ricostruzione del Ponte

E la ministra delle Infrastrutture De Micheli conferma: «La gestione del nuovo Ponte va al concessionario, che oggi è Aspi, ma sulla vicenda c'è ancora l'ipotesi di revoca». Immediate le polemiche

Non è illegittimo estromettere Autostrade per l’Italia dalla ricostruzione del Ponte Morandi. La Corte Costituzionale ha respinto il ricorso presentato dalla società sulla sua esclusione dalla procedura

negoziata per la scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione del Ponte Morandi. Il governo poteva farlo – ha stabilito – visto “la eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso”.

La decisione della Consulta arriva come una bomba che fa traballare ancora di più la concessione di Autostrade per l’Italia e arriva in una polveriera nella quale già molte micce polemiche sono accese, proprio sul Ponte di Genova. A quasi due anni dal crollo – e a poche decine di giorni dall’inaugurazione al traffico, attesa proprio ad agosto, nel mese dell’anniversario – il governo non ha ancora preso alcuna decisione sul futuro della concessione affidata ad Aspi, accumulando un ritardo che, in assenza di un intervento a breve, potrebbe far ritrovare Aspi a gestire di nuovo il viadotto sul Polcevera.

Praticamente una situazione paradossale (per usare la definizione di Giuseppe Conte), che è tornata a scatenare la polemica, ha fatto arroccare il Movimento 5 Stelle, gridare allo scandalo Giovanni Toti, lasciato interdetti gli sfollati e i parenti delle vittime e portato anche il Pd a sollecitare un’accelerazione nelle decisioni, che – ha assicurato ancora una volta il premier – arriveranno a questo punto ad horas, al massimo entro questa settimana. Con Autostrade per l’Italia costretta a ricordare gli impegni economici sostenuti ma anche di aver dato il massimo supporto per la realizzazione del nuovo viadotto collaborando con il commissario Bucci e di aver profondamente cambiato il proprio management.
Il caso parte dalla lettera con cui la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, ha risposto alle richieste del sindaco di Genova e commissario del Ponte, Marco Bucci. Da settimane nel capoluogo ligure ci si chiede infatti chi sarà a gestire la nuova opera, di cui oggi è stato gettato il primo strato di asfalto e che tra pochi giorni vedrà completati definitivamente i lavori. “Ho confermato tutta la procedura di collaudo, della consegna e ovviamente anche quella della gestione post-inaugurazione che va al concessionario”, ha
spiegato la ministra. Ad oggi l’affidatario della concessione è però proprio Aspi, naturalmente “soggetta ad un ultima fase di
revoca”.
Per quanto pro tempore e solo a livello tecnico, al momento sarebbe dunque ancora Atlantia il gestore finale. “Temporaneamente” si tratta dell’ “unica soluzione possibile”, chiarisce il viceministro dei Trasporti, Giancarlo Cancelleri, contrario a rinnovare l’accordo con il gruppo autostradale, ma forse il meno agguerrito tra i 5S.
Ma nel Movimento Cinque Stelle sono tornati ad alzare le barricate. “Avevamo promesso che i Benetton non avrebbero più gestito le autostrade. Tantomeno il ponte. Le promesse vanno mantenute”, afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Con lui il viceministro dello Sviluppo Economico, Stefano Buffagni, fautore della campagna social #viaiBenetton e #noninmionome, lanciata per prendere le distanze da un eventuale rinnovo della concessione. “Il ponte di Genova non deve essere riconsegnato nelle mani dei Benetton. Non possiamo permetterlo”, gli ha fatto eco il capo politico Vito Crimi, secondo cui sulla vicenda il Movimento non arretrerà di un millimetro. Il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha assicurato come Conte che si deciderà possibilmente entro questa a settimana, mentre è tornato a farsi vivo anche Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture al tempo della tragedia, pronto ad attaccare la Lega, responsabile secondo lui di essersi opposta alla revoca ai tempi del governo gialloverde, e a sollecitare il Pd a non fare ora la stessa cosa.
Autostrade per l’Italia usa un comunicato per ribattere alle critiche. Spiega di aver dato il massimo supporto, accollandosi i costi di demolizione e ricostruzione del Ponte, di aver dato indennizzi per oltre 600 milioni a cittadini e imprese, di aver cambiato “profondamente” il proprio management e le procedure. Ribadisce di non aver avuto risposte dal governo sulla concessione, nonostante gli impegni in termini di investimenti e occupazione.
Se i cinquestelle sono all’attacco, nella maggioranza dai dem il messaggio è molto meno battagliero. Quello che arriva è un richiamo al governo “ad assumere rapidamente le decisioni, da troppo tempo attese, sulle concessioni autostradali”. “Le decisioni vanno prese, le soluzioni non vanno fatte decantare troppo a lungo, il Governo decida a chi affidare la gestione delle tratte autostradali”, ha sollecitato il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, che però si è spinto oltre provocando anche gli alleati di governo: “Tutti sanno, da Toti a Salvini e anche a molti esponenti M5S, che per riavviare il traffico sul ponte, la gestione deve essere affidata agli stessi gestori delle autostrade. Tutti lo sanno, eppure oggi tutti si scagliano contro una decisione scontata. Una decisione persino ovvia”.
Posizioni interne alla maggioranza che ancora non collimano dunque e su cui ha buon gioco proprio Salvini: i 5S – ha attaccato su Twitter – sono “ridicoli e bugiardi, due anni di menzogne e tempo perso”. Anche Giorgia Meloni parla di un “de profundis” per il Movimento, mentre da Forza Italia Maria Stella Gelmini lo accusa di ingoiare in silenzio “solo per amor di poltrona”. Un appello alla chiarezza arriva infine da Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi: “Chiediamo la revoca della concessione e vorremmo avere notizie dal Governo prima che ci sia la commemorazione del 14 agosto. Non è accettabile che dopo due anni non si sia ancora definita questa questione”.
da avvenire.it

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