Comunità Laudato si'

La Comunità Laudato si’ Navegna e Cervia si presenta, il vescovo Domenico: «abbiamo bisogno di minoranze creative»

Presentata nella splendida cornice del castello di Roccasinibalda la Comunità Laudato si’ della Riserva Naturale dei monti Navegna e Cervia. A fare gli onori di casa, il sindaco Stefano Micheli e il direttore della Riserva Luigi Russo.

Presentata nella splendida cornice del castello di Roccasinibalda la Comunità Laudato si’ della Riserva Naturale dei monti Navegna e Cervia. A fare gli onori di casa, il sindaco Stefano Micheli: «Voglio ringraziare la riserva abbiamo appoggiato questo percorso fin dall’inizio, questo traguardo segna un momento importante per i nostri luoghi, e ci spinge ad una riflessione sul modo di vivere il nostro territorio, su come possiamo agire per migliorarne la vivibilità e dunque abbracciare una visione ecologica d’insieme come Papa Francesco ci invita a fare. Cercheremo di coinvolgere al massimo la cittadinanza in questo progetto».

Luigi Russo, Direttore della Riserva, ha rimarcato la volontà che ha visto la Riserva perseguire da sempre i principi dell’enciclica, ora integrati da nuova linfa fattiva e vitale attraverso il progetto promosso da Chiesa di Rieti e Slow Food: «per noi è stato quasi un obbligo aderire all’iniziativa per far vivere i principi che animano la custodia e la salvaguardia della Riserva. La Comunità Laudato si’ Navegna e Cervia nasce in quella che già è una comunità, un territorio bello e ampio che comprende ben nove comuni che hanno tutti condiviso l’invito che ci è arrivato dal vescovo di Rieti».

Monsignor Pompili ha illustrato il progetto delle Comunità, partendo da una riflessione globale sull’argomento. «Vorrei fare tre premesse che individuano altrettanti punti. Il primo ha a che fare con un concetto che appare quasi aristocratico, mentre è invece molto popolare, le minoranze creative. Ogni qualvolta si da’ l’avvio a un percorso nuovo che intercetta istanze vere c’è sempre da fare i conti con gruppi che dal punto di vista della quantità sono minoritari ma che hanno la capacità di individuare quello di cui c’è veramente bisogno. Le minoranze creative non sono dunque elitarie o portatrici di chissà quale missione, ma hanno la realistica consapevolezza che anche intorno al tema dell’ecologia la cosiddetta massa popolare segue “a rimorchio” , nel senso che questa sensibilità non è così diffusa come crediamo. La stessa enciclica a tre anni dalla pubblicazione non ha avuto chissà quale riscontro, è per questo che è necessario che si siano persone che avvertite dell’importanza del tema si facciano carico di tenerlo sempre vivo: c’è dunque bisogno di minoranze creative che si inventino sempre cose nuove tenere alta l’attenzione su questi temi. Il secondo punto guarda al rapporto tra ecologia ed economia, correlazione che qualche decennio fa non era così chiara, anzi i due argomenti apparivano inconciliabili, e apparivano come due rette parallele senza intersecarsi. Sono invece strettamente legati. Oggi, chiunque voglia farsi carico di Paesi economicamente svantaggiati, o ridistribuire meglio la ricchezza, non può non tener conto della variabile ecologica. Ecologia ed economia oggi vanno considerate congiuntamente, e questo sottolinea la rilevanza sociale del tema. Il terzo punto non può non illustrare l’idea delle Comunità Laudato si’, concepita insieme a Slow Food e il suo fondatore Carlo Petrini. Tutto è nato da un fatto concreto come il terremoto, rispetto al quale ci si chiedeva cosa si sarebbe potuto fare di fattivo. Essendo il terremoto una manifestazione catastrofica che lega uomo e ambiente si è pensato alle Comunità: proprio perché il concetto di comunità evoca un qualcosa che ha come collante quella dimensione affettiva che è un impasto di relazioni, condivisioni, persuasioni che è la forza trainante oggi in una società molto asfittica e individualistica, e che può trovare attraverso una comunità concreta quell’energia anche affettiva per perseguire un obiettivo comune. Una parola dunque non scelta a caso quella di “Comunità”, a sottolineare come la dimensione affettiva sia il propellente necessario a smuovere le persone, in questo caso per agire localmente, facendo cose piccole ma pensate in grande, anche nei nostri territori piccoli in termini di dimensioni».

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