Chiesa di Rieti

La comunità di Montepulciano abbraccia quella reatina, il vescovo Manetti: «Non vi dimentichiamo»

Sono arrivati in oltre cinquecento dalla Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, con a capo il vescovo Stefano Manetti, per portare la propria solidarietà alla nostra comunità ferita: prima ad Amatrice e poi a Rieti consegnando le chiavi di una Casa di Comunità e del loro cuore

Un pellegrinaggio di solidarietà. «Di solito in un pellegrinaggio si va a visitare un santuario o un monumento che ci parla della storia della fede, della spiritualità o della cultura nata dal Vangelo. Questa volta la chiesa non si può visitare perchè è crollata, e se è ancora in piedi è inagibile. Sono rimasti in piedi però i sopravvissuti, benchè feriti nell’anima, e nella nostra memoria sono rimaste in piedi le quasi trecento vittime del terremoto».

Le parole sono di monsignor Stefano Manetti, vescovo della Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, arrivato ad Amatrice e poi a Rieti a capo della sua comunità per portare aiuto concreto e manifestazioni di affetto alle popolazioni colpite dal terremoto. Un allegro e festoso gruppo quello arrivato dalla Toscana: oltre cinquecento persone, distribuite in ben dieci pullman, hanno voluto dimostrare vicinanza e affetto al nostro territorio ferito dai violenti terremoti dell’agosto e dell’ottobre 2016.

La mattinata è iniziata nel Palazzetto dello Sport di Amatrice, con la concretizzazione di un gesto “Nobile” come il celebre vino delle zone di Montepulciano: nelle mani del vescovo Domenico Pompili, la consegna delle chiavi della Casa di Santa Giusta, che la comunità toscana dona a quella reatina per far sì che anche la piccola frazione abbia un luogo dove aggregarsi, ritrovarsi, unirsi.

«Grazie per la vostra presenza, non siete i benvenuti, siete i bentornati!», ha detto il vescovo di Rieti. «Da oltre trent’anni ci lega un rapporto di amicizia che si rafforza grazie alla vostra Casa di Santa Giusta, che oggi donate a noi». Quella Casa dove la Diocesi di Montepulciano ha svolto campi estivi trentennali «che ci hanno dato modo di conoscere tante persone, qualcuna anche tra quelle che non ci sono più, e che noi non vogliamo dimenticare», e che oggi viene regalata ad Amatrice.

Prosegue nella linea della memoria, e del filo della solidarietà, il vescovo Manetti: «Ricordiamo il grido che più volte si levò da questi territori verso l’Italia intera: non ci dimenticate quando i riflettori su di noi saranno spenti! Ecco: siamo qui per dirvi che non vi dimentichiamo. Abbiamo viaggiato, siamo arrivati, vogliamo salutarvi, abbracciarvi spiritualmente, dirvi che ci ricordiamo di voi, che non vogliamo dimenticarvi».

Dopo lo scambio di saluti, un momento di preghiera e la piccola e simbolica cerimonia del dono delle chiavi della Casa, il gruppo ha voluto contribuire all’economia del territorio amatriciano gustandone il piatto tipico, i celebri spaghetti, e facendo acquisti solidali nei negozi riaperti dopo il sisma nei centri commerciali Il Corso e Il Triangolo, realizzati dalla Regione Lazio.

A seguire, l’arrivo nel capoluogo. Rieti accoglie con uno splendido sole e un tepore quasi estivo la comitiva, che alla spicciolata raggiunge il duomo, la maestosa Cattedrale di Santa Maria Assunta. Sentita ed emozionante la celebrazione liturgica, presieduta dai vescovi Manetti e Pompili e concelebrata dai tanti sacerdoti arrivati dalla Toscana a capo delle loro comunità parrocchiali.

«Ci uniamo alla preghiera della Diocesi di Rieti – ha detto Sua Eccellenza Manetti nell’omelia-, perchè queste persone così provate ritrovino la speranza, e perchè nel dolore nessuno sia solo. Solo chi ti è accanto quando soffri ti fa capire che il Signore ti è sempre vicino: è questo il senso di quanto fatto in questa giornata insieme a voi».

Al termine della Santa Messa, il parroco della Cattedrale don Paolo Blasetti ha illustrato ai presenti le meraviglie architettoniche, storiche e culturali conservate in Duomo, con una visita al Battistero, alla Cripta e alle preziose cappelle laterali.

Dopo i saluti, le foto di rito e lo scambio di doni, gli oltre cinquecento pellegrini hanno poi avuto modo di visitare il centro storico di Rieti, prima di rimettersi in viaggio per il ritorno a casa, con una nuova esperienza nel cuore e la consapevolezza di aver rafforzato un vecchio legame, diventato ancor più saldo ed affettuoso.

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