Israele: Patriarcato latino Gerusalemme, aperto il Centro “Santa Rachele” per accogliere i figli di migranti

Il primo di settembre, il Vicariato San Giacomo per i cattolici di lingua ebraica, che opera in seno al Patriarcato latino di Gerusalemme, ha inaugurato nella città santa, nel quartiere di Talbieh, il Centro “Santa Rachele” destinato ad accogliere, durante il giorno, i piccoli in età da nido, i bimbi e i ragazzi figli di migranti

Il Centro, secondo quanto riferisce il Vicariato per i cattolici di lingua ebraica, è collocato sulla proprietà del Convento dei Cappuccini di Gerusalemme. I locali sono stati completamente ristrutturati grazie alla generosità di numerosi donatori tra cui i Cavalieri del Santo Sepolcro, la Missione Pontificia, il World Vision e il Dear Foundation. Un ampio edificio di un solo piano è situato su un terreno molto più grande con due cortili da gioco, uno per i più piccoli e uno per i bambini più grandi. Due grandi sale fungono da stanze da gioco e dormitorio per i bambini piccoli. Un’altra grande stanza è riservata ai bambini che vengono dopo la scuola. Altri locali sono adibiti ad uffici, sale studio e sale di riunioni. Disponibile anche un piccolo appartamento per i volontari. Attualmente sono 25 i bambini di età inferiore ai tre anni, figli di lavoratori migranti e richiedenti asilo, che vengono accolti (7.30 – 17.30) ogni giorno nel Centro. Dalle 13.30 fino alle 18, il centro accoglie un gruppo di 15-40 bambini per il doposcuola. Durante i fine settimana, il centro è spesso il luogo di incontro per i giovani del Vicariato. Il Centro intende rispondere a uno dei bisogni più urgenti delle persone immigrate in Israele, quello della presa in carico quotidiana dei bambini con meno di tre anni per motivi di sicurezza, di igiene e di buona crescita dei bambini. I migranti che lavorano molte ore, son costretti a cercare dei contesti ai quali affidare i loro bambini con meno di tre anni. Si sono così moltiplicati dei “nidi pirata” comunemente detti “depositi di bambini”. Vi si accolgono bambini in ambienti pericolosi e sovraffollati, sono gestiti da donne migranti senza alcuna formazione specifica. Negli ultimi diciotto mesi, sette bambini dei quartieri sud di Tel Aviv sono morti in tristi circostanze. Molti altri restano segnati quando non traumatizzati dal loro passaggio in questi luoghi. La Chiesa ha deciso di rispondere a questo bisogno e ha avviato, dal settembre 2014, tre nidi a Tel Aviv e a Gerusalemme. La Chiesa si preoccupa anche delle attività extrascolastiche per i bimbi dei migranti inseriti nel sistema scolastico israeliano. Questi bimbi diventano di fatto ebreofoni. Spesso, quando escono da scuola, i loro genitori sono ancora al lavoro. Inoltre, i loro genitori non padroneggiando a sufficienza la lingua ebraica non sono in grado di assisterli nello svolgimento dei compiti per casa. Così, decine di bambini migranti sono accolti ogni pomeriggio dal Vicariato san Giacomo per diverse attività tra le quali, appunto, lo svolgimento dei compiti e il catechismo.

Rispondi