Scuola

“Io non odio”: il «Rosatelli» protagonista del progetto

Il progetto “Io non odio” è un percorso di sensibilizzazione sui temi del contrasto della violenza maschile contro le donne e degli stereotipi di genere, della promozione della parità di genere e delle pari opportunità. Un progetto portato avanti nelle scuole, che ha visto protagonista anche l’Istituto di Istruzione Superiore Rosatelli di Rieti

L’Istituto d’Istruzione Superiore Celestino Rosatelli ha recentemente preso parte al progetto “Io non odio”, iniziativa della Regione Lazio, volta alla sensibilizzazione sui temi del contrasto della violenza maschile contro le donne e degli stereotipi di genere, ma anche contro le diverse connessioni che l’odio crea e propaga.

Durante lo spettacolo, svoltosi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dieci attrici professioniste e dieci alunne provenienti da scuole superiori della regione, hanno recitato brani tratti dal libro di Serena Dandini “Ferite a morte”.

“Il progetto – spiegano dalla scuola – ha rappresentato un momento di grande crescita e confronto sia per chi ha calcato il palco, sia per chi ha giocato il ruolo dello spettatore. Le studentesse-lettrici sono state all’altezza del ruolo a loro assegnato, così come il pubblico dei ragazzi, attento, rapito e silenzioso, che ha fatto proprie le molteplici tematiche e gli spunti di riflessione offerti dalla lettura dei brani”.

Sofia Ceccarelli, alunna dell’Istituto di Istruzione Superiore Rosatelli, ha preso parte attiva al progetto, leggendo il brano “Il senso dell’onore”.

“Un’occasione di crescita e confronto – l’ha definita l’alunna – con attrici professioniste, con altre studentesse e con l’autrice del libro, in uno scambio di emozioni e sensazioni. Un modo per conoscere un nuovo ambiente e nuove persone, ragazze con le quali ho condiviso materiali, ansia, riflessioni. Un progetto, insomma, che ti riempie a trecentosessanta gradi di emozioni forti e bellissime, che invitano a combattere insieme contro la violenza”.

L’appuntamento ora è con la prossima tappa del progetto, che prevede la visione del film documentario “Tumaranké” (in lingua bambara “chi si mette in viaggio alla ricerca di un futuro migliore”), seguita da un dibattito incentrato sul tema dell’immigrazione e della vita di coloro che fuggono dalla guerra e dalla violenza.

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