Insieme ad Assisi: quell’anelito di rinnovamento

I vescovi del Lazio annunciano il pellegrinaggio del 3 e 4 ottobre con l’offerta dell’olio per la lampada che arde sulla tomba di san Francesco.

Verrà dunque dagli uliveti della Sabina e dei colli laziali, il prossimo quattro ottobre, l’olio che brucerà ad Assisi sulla tomba del Patrono d’Italia. Vent’anni dopo, tocca di nuovo alla regione immediatamente a sud dell’Umbria farsi pellegrina al luogo che custodisce le spoglie del santo al cui patrocinio le istituzioni e il popolo dell’intera Penisola si affidano.

Un gesto simbolico, quello dell’offerta da parte dei Comuni d’Italia dell’olio per la lampada che arde sull’urna in cui riposano le ossa di san Francesco, che vuol richiamare il legame profondo tra l’identità italica e il messaggio del “serafico padre”.

Il riconoscimento del suo patrocinio all’Italia – condiviso con santa Caterina da Siena – viene da una decisione della Chiesa: voluta oltre settant’anni fa da chi sedeva sul soglio di Pietro, colui che Francesco chiamerebbe “il signor Papa”.

E ora proprio la regione ecclesiastica che ha per metropolita il primo Vescovo di Roma che ha scelto di ispirarsi direttamente a san Francesco è chiamata a rappresentare gli aneliti del Paese – e delle comunità cristiane che in esso vivono – di far tesoro degli insegnamenti del “Poverello”, in un momento in cui Dio sa quanto ce ne sia bisogno. È allora bello pensare che in quell’olio che il sindaco dell’Urbe, assieme ai primi cittadini degli altri quattro capoluoghi laziali, offrirà al santo, ci sia il proposito di camminare sugli ideali francescani.

A cominciare da quelli che la terra più francescana della regione – quella valle reatina che appartiene all’esperienza fondante del francescanesimo al pari di Assisi e La Verna – ancor oggi richiama: la fedeltà a una regola (Fonte Colombo) che significa capacità di vivere la «minorità», la condivisione con gli ultimi; il «vedere con gli occhi del corpo» il mistero della Natività (Greccio), quale impegno a ripartire dall’uomo e dalle sue miserie;
l’ispirazione delle Laudes Creaturarum (La Foresta) come spinta a un rinnovato rapporto di custodia responsabile del creato; e la rivelazione del perdono e della missione (Poggio Bustone) come stimolo a una Chiesa e
a una società a non cessare di ricercare vie di riconciliazione e annunciare novità di vita in pax et bonum.

Ma il Lazio è anche particolarmente custode della memoria di quella visita al «signor Papa» di colui che, in tempi di contestazioni viscerali e pauperismi ereticali, volle far del tutto per restare nel grembo di Santa Romana Chiesa: le comunità che ruotano attorno alla sede  papale vogliano allora portare sulla tomba del santo anche le speranze di quel profondo rinnovamento che con forza il Pontefice che ha scelto di chiamarsi col suo nome va indicando al popolo cristiano e al mondo intero.

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