Pastorale della Famiglia

Innamoramento e amore, dalla Genesi a noi

Da Rebecca ed Isacco è partito ed è terminato il percorso che ha attraversato tutta la giornata di domenica 27 ottobre, durante la quale si è svolto il primo incontro del ciclo diocesano per famiglie “Amore di coppia, tenerezza ed eros” dal titolo “Innamoramento ed amore”

Rebecca: dall’ebraico antico Rivqah, indica il laccio, la corda, il legame. Isacco, Yitzchak in ebraico, il cui nome significa “Che Dio rida”, è il primo uomo a cui Dio impone il nome. Nella storia intrecciata di questi due personaggi, la biblista Antonella Anghinoni ha magistralmente intessuto la trama di un racconto fatto di attrazione e donazione di sé, libertà personale e fede in Dio.

Il primo appuntamento del ciclo nuovo ciclo diocesano per famiglie non poteva che prendere slancio dal dato biblico, dalla Parola, cuore pulsante della fede, e non poteva che essere di domenica, giornata che è centro della nostra esperienza personale e che si fa lode al Signore e momento speciale di festa, come evidenziato anche nel corso del recente Incontro Pastorale diocesano. Antonella Anghinoni ha alternato momenti altissimi di esegesi biblica ad altri di grande profondità teologica, il tutto costellato da un linguaggio semplice ma che non banalizza la tematica, tutt’altro che di facile lettura.

L’innamoramento di Isacco e Rebecca

Abramo invia il suo servo, Eliezer, a cercare una moglie per suo figlio Isacco presso la sua tribù di origine, in alta Mesopotamia. Una volta giunto lì, Eliezer si imbatte in Rebecca. «Rebecca è molto bella, vergine, e non aveva conosciuto uomo. I racconti dei patriarchi mettono in gioco delle libertà e rispettano la scelta di ciascuno, a cominciare da quella di Rebecca». Infatti, nonostante le tradizioni di stampo “maschilista” dell’epoca, suo padre Betuel e suo fratello Labano chiedono comunque il consenso di Rebecca, che si dice d’accordo.

La carovana guidata da Eliezer rientra nella terra di Canaan, presso la quale si trova Abramo. Isacco è a passeggio, assorto nelle sue meditazioni e ancora avvolto dal dolore per la recente scomparsa di sua madre Sara, «e, alzando gli occhi, vide giungere i cammelli. Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello». Tuttavia, ha svelato la Anghinoni, «il verbo “scese” non è corretto, perché in ebraico si direbbe che “cadde” dal cammello. Rebecca non scese affatto dal suo cammello, tutt’altro, cadde letteralmente perché fu presa da un tale mancamento, da brividi che le corsero lungo la schiena, che le sue membra si indebolirono terribilmente e scivolò giù, ma senza toccare suolo: la sosteneva infatti la forza dell’amore».

Due versetti più avanti il testo della Genesi giunge al cuore del racconto, dove dall’innamoramento si passa all’amore. «Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre». «Isacco introduce Rebecca in una tenda fatta di un tetto di colore scuro, quasi nero, tessuto con peli di capra. La tenda rappresenta uno dei luoghi più intimi che racchiude molti segreti, a partire da quelli dell’amore» dice la Anghinoni. «L’essenza più alta dell’amore è a-mors: privazione di morte, vittoria della vita».

La sterilità di Rebecca e la forza della preghiera di coppia

Nonostante la bellezza dell’amore che lega Rebecca ed Isacco, la loro storia è terribilmente sfigurata dalla sterilità di lei, segno di maledizione nel mondo ebraico. «La sterilità fisica della donna, la sua incapacità di generare e dare la vita, nella Bibbia allude anche a una sterilità teologica, il cui valore sta ad indicare che la nascita di un figlio sarà esclusivamente dono di Dio. Solo l’azione di Dio può rendere fertile tutto ciò che è arido, solo il seme di Dio può fecondare il deserto».
Nelle sue analisi, Antonella Anghinoni fa ampio ricorso alle fonti originarie ebraiche, utili a spiegare fino in fondo il senso della scrittura e della tematica. «Isacco prega, e ancora una volta c’è un grande amore, la sollecitudine di un affetto profondo contro la sterilità.

Il midrash narra che Isacco partì per il monte Moria (il luogo presso il quale Abramo, anni dietro, lo aveva condotto per sacrificarlo) e ivi giunto supplicò l’Altissimo con queste parole: “Signore del cielo e della terra, la cui misericordia riempie il mondo, Tu, prendesti mio padre dalla terra in cui abitava e lo conducesti in questo paese, assicurandogli che lo avresti dato ai suoi discendenti. Gli dicesti che sarebbero stati tanto numerosi come le stelle del cielo e come la sabbia del mare. Che si compiano ora le tue parole. Dai anche a noi una discendenza, che confermi quanto promettesti a mio padre”.

Anche Rebecca si unì alla supplica del marito: “Dammi, o Signore, una discendenza che, conforme alla tua parola, sia una benedizione per questo paese” Isacco supplicò il Signore per sua moglie perché era sterile e il Signore lo esaudì (si lasciò pregare) così che sua moglie Rebecca divenne incinta. Il verbo ‘ātar significa pregare, esaudire, e il sostantivo formato da questo verbo è ‘ātār, profumo, fumo (Ez 8,18) e adoratore (Sof 3,10) e invita a pensare a volute innalzatesi da altari, carne che brucia sul fuoco, olezzo votivo. Il Talmud inoltre insegna che ‘eter significa forcone, tridente, e supplica; così racconta che come il tridente sarchia e rivolta la terra così la supplica capovolge il destino, tramuta la realtà nel suo contrario».

Uniti anche dopo la morte

La vicenda di Isacco e Rebecca passa anche attraverso la diatriba tra i loro due figli, i gemelli Esaù e Giacobbe. Una storia che arriva in un qualche modo a schierarli su due fronti opposti (Isacco dalla parte di Esaù, Rebecca dalla parte di Giacobbe), ma che si risolve felicemente grazie alle abili e furbe manovre di lei.

Nonostante tutto ciò, i due rimarranno per sempre insieme, come sottolineato da Antonella Anghinoni. «Rebecca e Isacco, proprio allo stesso modo di Abramo e Sara, furono seppelliti nel campo di Macpela, di fronte alle querce di Mamre, nel paese di Canaan (Gen 49, 31). Anche dopo la morte i due sposi si trovano uno accanto all’altra; il progetto di Dio li aveva uniti, e neppure il mistero della morte riuscì a separarli».

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