Incontro pastorale, il vescovo al vespro: «Dio passa attraverso il succedersi delle generazioni»

L’atto finale del primo pomeriggio dell’incontro pastorale, prima della serata conviviale, è la preghiera, preceduta da un momento di allegria: la anima un gruppo di ragazzi di Quattrostrade con l’organetto. Poi ci si raccoglie per il canto del vespro. La voce di Barbara e i dolci arpeggi di Damiano guidano il salmodiare dei presenti nell’aula magna del centro pastorale di Contigliano divenuta tempio della lode della sera, nel chiudere la giornata che il calendario liturgico consacra alla festa della Natività di Maria, a partire dalla quale «si è introdotta nel mondo la novità cristiana», dice il vescovo nella riflessione che segue al brano di san Paolo proposto come dalla Liturgia delle ore come lettura breve.

Gli Israeliti, scrive l’apostolo, hanno ricevuto da Dio l’adozione a figli e da essi proviene Cristo secondo la carne. E queste parole di Paolo, dice monsignor Domenico, sono uno stimolo per il nostro incontro, nel ricordarci che «Dio passa attraverso le generazioni che si succedono», se è vero che la Bibbia lo presenta come «il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe: il padre, il figlio, il nipote…». Proprio in questo succedersi di generazioni, sottolinea il vescovo, «Dio si fa conoscere» e la memoria della nascita di Maria, da cui proviene Gesù nella sua umanità, ce lo sta a ricordare. La nascita in genere è poco valorizzata, «nessuno di noi se la ricorda, abbiamo smarrito l’emozione della nascita». Ma la fede che viene dalla Scrittura ci insegna che «gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire, ma per incominciare: e le generazioni che si succedono ci ricordano sempre questo inizio».

Proprio da questo è bene «ripartire per riannodare i fili del dialogo tra le generazioni». Occorre recuperare «lo stupore della nascita e la bellezza delle generazioni che si succedono», fatto decisivo «per ritrovare l’incontro con i più giovani». Dobbiamo considerare dunque questo nostro incontro «non solo sui giovani, ma su tutte le generazioni, perché ognuna dipende dall’altra».

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