Incontro Pastorale 2019

Incontro Pastorale, le conclusioni del vescovo Domenico: «Camminando s’apre cammino»

Al termine della tre giorni che ha visto riuniti al Centro di Contigliano tutti i membri, laici e religiosi, della comunità pastorale, il vescovo Domenico ha concluso l'evento con proposte, idee e riflessioni sviluppate grazie anche al dibattito creato dai gruppi di lavoro sul tema di quest'anno: "La Domenica"

Al termine della tre giorni che ha visto riuniti al Centro di Contigliano tutti i membri, laici e religiosi, della comunità pastorale, il vescovo Domenico ha concluso l’evento con proposte, idee e riflessioni sviluppate grazie anche al dibattito creato dai gruppi di lavoro sul tema di quest’anno: “La Domenica”.

La domenica è l’altro nome del cristiano

Lo abbiamo finalmente compreso in questi giorni: ben oltre il precetto, la domenica è un giorno da vivere in pienezza. Per ritrovare il piacere di festeggiare insieme, superando la distinzione ‘tempo di lavoro/tempo di svago’, a vantaggio di ‘un terzo tempo’. La domenica, dunque, porta in evidenza la dimensione sociale e pubblica della fede e la sottrae alla deriva intimistica e privatistica che oggi tende ad essere prevalente. Il cristiano si dà solo nell’incontro con gli altri e mai nella solitudine di chi se ne sta per proprio conto. Anche l’Incontro pastorale è un esercizio di vita comune perché fa stare l’uno accanto all’altro per impostare un percorso condiviso. Chi vi partecipa in senso consapevole e responsabile sperimenta che questa è la strada per costruire la Chiesa che è sempre convocazione e mai divisione.

La domenica è per la missione

“Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo, più che per l’autopreservazione” (Evangelii Gaudium, 27).

Più che il giorno in cui ci si ritrova semplicemente tra noi, la domenica è un giorno di missione che comincia a partire dalle porte spalancate della chiesa e dal suono festivo delle campane. Sono due piccoli indizi di apertura che dicono di una comunità che attrae e si sente inviata. Che è tutto il contrario di una comunità che allontana e pensa solo a se stessa.
Anche oggi ci sono motivi per cui la comunità attrae: se accompagna i piccoli e i ragazzi nella loro crescita; se accoglie i diversamente abili; se prova ad avvicinarsi alle famiglie, specialmente quelle più giovani; se offre cammini di iniziazione cristiana; se introduce alla vita di coppia; se condivide il momento del dolore e della morte.

Non solo ci sono anche tante forme per sentirsi inviati al resto della comunità. Il mese missionario di ottobre e ancor più quest’anno l’Anno missionario indetto da papa Francesco possono aiutarci a ritrovare il coraggio di andare incontro ai lontani in ogni occasione. Giacché ogni situazione è buona per annunciare il Vangelo. Ogni attività pastorale ordinaria: dall’avvio del catechismo, alla festa patronale, dalla celebrazione dei sacramenti all’attività sportiva o ricreativa possono essere occasioni per far emergere la gioia del Vangelo.

La domenica è il ritmo del cammino annuale

Vorrei, a questo punto, proporre un’agenda, sulla falsariga dell’anno liturgico che – come è noto – è centrato sul ritmo della domenica che resta la festa primordiale. Prima vorrei richiamare una data che è quella del prossimo 5 ottobre cioè la Giornata della Parola. Quest’anno ci verrà consegnato il vangelo secondo Matteo, dopo quello di Marco e di Luca. E’ un pomeriggio che dovrebbe vederci insieme come e anche più di questo Incontro pastorale. Perché simbolicamente dice da dove sgorga la missione. L’appuntamento chiede di compiere il gesto di ricevere il libro del vangelo per poi farne la lampada che illumina i passi del nostro cammino. A seguire vivremo anche il Festival francescano che è come ritrovare le radici della nostra storia spirituale. I giorni dei Santi e dei morti sono ricchi di sentimenti e di partecipazione.

L’Avvento è il tempo che apre l’anno liturgico e fa sperimentare l’attesa e la speranza. Sono quattro domeniche che vanno ben predisposte per sottrarsi al delirio natalizio e per vivere questo orientamento al futuro che è quello che manca a noi sempre tentati dalla nostalgia. In tale momento si avvia anche la terza edizione de “La Valle del Primo Presepe” che avrà nella benedizione dei bambinelli alla IV domenica di Avvento un momento importante. Perché non pensarla in tutte le parrocchie? Così si contrasta lo strapotere di Babbo Natale e si rimette in primo piano il Bambino. Vanno pure valorizzate quelle tradizioni come la novena di Natale e altre iniziative che aiutano ad evitare la banalizzazione del mistero dell’incarnazione. Nel tempo di Avvento si fa strada la Vergine Maria nella sua silenziosa testimonianza che può essere ritrovata nella lectio con adulti e con giovani, guidati da preti e religiose nelle diverse zone pastorali. L’8 dicembre vivremo l’ordinazione diaconale di Pietro.

Quindi, il Natale e l’inizio dell’anno civile. E’ un tempo che va illuminato perché legato ad una tradizione ancora molto forte che rischia però di essere estenuata dal consumismo. Riappropriamoci dei nostri simboli: il presepe e anche l’albero e facciamone un’occasione per evangelizzare il senso del tempo che passa. Avendo attenzione all’umanità di Gesù che “cresceva in età, sapienza e grazia” e perciò concedendosi anche qualche pausa rigenerante. Per i giovani ad esempio anche quest’anno a Leonessa dal 3 al 5 gennaio 2020 è previsto il Meeting sulla festa. L’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani è un’occasione per vivere insieme a tanti immigrati che credono come noi.

La Quaresima coincide con il periodo più freddo dell’anno meteorologico, ma anche con la stagione in cui provare a indentificarsi con “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5). E’ il tempo in cui riscoprire il nostro battesimo attraverso le domeniche che ci aiutano a ritrovare il dono della fede e a farci riscoprire il cammino del catecumeno che vuol diventare discepolo una volta di nuovo. Giacché la fede non è mai un possesso acquisito una volte per tutte, ma chiede una permanente conversione. I pii esercizi non bastano a caratterizzare questo periodo che ha nella carità una componente decisiva perché non è la morte che attrae il nostro sguardo ma l’amore con cui Cristo trasforma il dolore e la morte in qualcosa di vivo e vivificante. La Quaresima di carità dovrebbe essere ben più che una raccolta di qualche spicciolo, quanto l’assunzione di una nuova visione del mondo e dei suoi problemi e anche l’impegno a fare qualcosa di concreto, come si prefiggono le “Comunità Laudato sì” per quel che riguarda l’ambiente e la cura del Creato.

I giorni del triduo pasquale, infine, vanno ogni anno riletti e interpretati con cura, rivitalizzando tradizioni e usanze che mai possono oscurare la priorità e la bellezza della liturgia nelle sue diverse celebrazioni, alcune delle quali uniche ed irripetibili.

La Pasqua, poi, è il tempo della testimonianza, della gioia traboccante e della predicazione che fa accendere il cuore. Oltre che per molte parrocchie il tempo delle cresime e delle prime comunioni che vanno vissute con un tocco missionario, questa è anche la stagione della benedizione delle famiglie. Occorre ritrovare il senso di questa prossimità della chiesa. Nessuna parrocchia, piccola o grande che sia, può pensare di aver fatto tutto se non arriva a creare qualche iniziativa che va nella direzione delle case degli uomini e delle donne.

Dopo Pentecoste si apre il tempo dell’estate che merita di essere vissuto all’insegna del riposo certo, ma anche dell’impegno per le famiglie con le diverse proposte del Grest e dell’animazione dei ragazzi e dei giovani. A ciò si associa anche la frequente ricorrenza delle feste patronali (sant’Antonio in primis) che possono diventare occasione di annuncio e di incontro. A breve, verrà consegnato alle confraternite un nuovo statuto e alle parrocchie un apposito sussidio pastorale per l’animazione delle processioni. Ogni occasione è buona per annunciare il vangelo. Da segnalare infine, la processione del Corpus Domini che quest’anno dovrebbe nel giorno di domenica una singolare rilevanza, a partire dall’eucaristia festiva.

Una proposta sola

Convocare un’assemblea nelle prossime domeniche e ritornare sulle provocazioni e le proposte dell’Incontro pastorale 2019 dedicato a La domenica per programmare all’interno della propria comunità parrocchiale il percorso annuale. Così questo momento diventa fecondo e creativo. E camminando s’apre cammino.

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