In ricordo della maestra Maria Biscetti

Ciao, zia Maria. Te ne sei andata anche tu, nell’indifferenza di una città a cui hai dato così tanto. Ti chiamavo così, da bambino, prima che entrassi nella mia vita con i tuoi occhi neri, splendenti di passione per quei bimbi a te affidati ed ai quali dedicavi senza sosta la tua vita. Senza di te, probabilmente, oggi non ci sarei, su questa terra. Proprio grazie a te, difatti, i miei genitori si conobbero, si amarono, si sposarono.

Tu, per me, eri zia Maria. E ricordo ancora quel primo giorno di scuola, in terza elementare, quando mia madre decise di portarmi nella tua classe. Dopo due anni trascorsi di malavoglia nella vecchia scuola di santa Lucia (laddove oggi, per i più giovani, c’è la biblioteca comunale), furono gli esami di 2a (gli esami…e chi dice che non servono?) a destare qualche dubbio. Dicevo a chi mi chiedeva come andassi a scuola: “Male!”. Ed invece passai quell’esame – con maestre di altre scuole – a pieni voti. Quando dunque entrai nella tua classe l’imbarazzo fu grande: “ed ora come la chiamo? Maestra o zia?”.

Da lì ebbe inizio una meravigliosa avventura durata tre anni (oggi ne ho 50: era il 1973) fatta di insiemistica (pioniera che eri!), BAM, lavori di gruppo, “strisce” di storia nella magica aula di laboratorio. Ma soprattutto fatta di te. Della tua passione. Del tuo amore per noi, del desiderio mai domo di far uscire da quei piccoli uomini i loro sentimenti, le loro passioni, le loro risorse migliori. Amavi la politica, zia Maria, lo ricordo bene. Ma eri, allora, sulla sponda opposta.

Nonostante la tenera età – con il babbo DC all’epoca assessore all’istruzione – amavo stare con gli adulti ad ascoltare le loro dissertazioni su quella che, allora, era una passione, una vera missione per la comunità ed il bene comune. Così mi era stata trasmessa. Ma tu eri avvinta dall’idea socialista come quel mio compagno – si chiamava Ferroni, se non ricordo male, poi tragicamente scomparso in un incidente – acerrimo sostenitore del PCI e con il quale facevamo accese “Tribune Elettorali”, con lui che impersonava Berlinguer ed io Benigno Zaccagnini, con tanto di cartellini messi sui banchi di quella classe della “Cirese”.

E quel giorno che, per raccontarci la storia, ci facesti sentire l’inno dell’Internazionale Socialista ti accorgesti, con tenerezza e stupore materno, del mio disappunto e così volesti rassicurarmi: “Vorrà dire (ricordo ancora il tuo sorriso, fra lo stupito ed il divertito) che la prossima volta ascolteremo “Bianco fiore”!”. L’inno della Balena Bianca, la DC. La tua impareggiabile arte della maieutica ha cresciuto stuoli di bimbi divenuti poi gli uomini di oggi, donando loro la capacità di guardarsi dentro; di amare ciò che studiano, il loro lavoro, la loro vita. L’ultima volta, prima che quel terribile morbo che spazza la mente – ironia della sorte – avvincesse anche la tua, fu circa 10 anni fa.

Il mio primogenito non brillava in matematica e così, immediato, il pensiero corse a te: “ zia Maria potrà aiutarci!”, dissi a mia moglie, spiegandole quale straordinario valore ebbero quegli anni passati con te nella mia vita. I tuoi occhi, quella sera, brillavano ancora di quella luce intensa e, di padre in figlio, si riaccendeva in te il desiderio di avvicinare quel bimbo non alla matematica, ma all’importanza di essa nella vita di un uomo. “Ma qui non c’è nessun problema!”, sentenziasti sicura dopo avergli sottoposto una serie di minuti bigliettini zeppi di calcoli e problemi: “è tutto ok!”. Da allora, carissima zia, non ho avuto più il coraggio di venirti a trovare.

Il mio cuore si spezzava al pensiero di trovarti senza più quella luce negli occhi. Te ne sei andata, ora. E questa città, come spesso accade, ingrata con i suoi figli migliori, non ti ha dedicato nemmeno un trafiletto. Ma il bene che hai fatto rimane. Profondo, nel cuore in tutti coloro che hanno avuto il privilegio di essere tuo alunno. Chissà, magari stai già provando ad insegnare agli angioletti, lassù, a “leggere, scrivere e far di conto”: magari abbozzando una strofa di “bandiera rossa”. Non si sa mai!

Ti sia lieve la terra, zia Maria.

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