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In Provincia si parla di Chiesa nel Novecento con il professor Casula

Una carrellata sulla presenza della Chiesa nella storia del Novecento, quella proposta dal professor Carlo Casula a studenti e cittadini convenuti nell’aula consiliare della Provincia, su invito di un gruppo di docenti delle scuole secondarie reatine

Una carrellata sulla presenza della Chiesa nella storia del Novecento, quella proposta dal professor Carlo Casula a studenti e cittadini convenuti nell’aula consiliare della Provincia, su invito di un gruppo di docenti delle scuole secondarie reatine.

Il professor Casula (storico dell’Università Roma Tre e allievo – è stato ricordato ­– dell’indimenticato Pietro Scoppola, nome di rilievo della storiografia e della riflessione politica sul cattolicesimo democratico degli ultimi decenni), ha offerto un’ampia sintesi dei passaggi essenziali della storia della Chiesa contemporanea. Scegliendo di partire dalla metà del XIX secolo per capire quanto, nei decenni successivi, siano stati rilevanti i cambiamenti avvenuti nel corpo della realtà cristiana. Una realtà, allora, ancora profondamente radicata nel mondo europeo, con Asia e Africa viste, attraverso il colonialismo che non risparmia l’aspetto religioso, in modo ancillare rispetto all’Europa e l’America, pur ormai quasi del tutto indipendente, culturalmente e socialmente considerata una propaggine europea.

In questa realtà, soprattutto nell’Italia costruita con un Risorgimento caratterizzato da un difficilissimo rapporto con la Chiesa, iniziano subito a delinearsi i due grandi filoni del cattolicesimo, quello dei cattolici liberali e la resistente fetta dei cattolici intransigenti legati al non expedit e all’estraneità totale rispetto alla politica laica vista come anticristiana, cui si aggiunge, tra cattolici ma anche tra protestanti, un altro filone, quello dei “cristiano-sociali”, che pur esclusi, nell’Italia dopo la presa di Roma, dalla politica parlamentare fedelmente alla formula “né eletti, né elettori” dettata da Pio IX (ma non, ha precisato il relatore, da quella negli enti locali), si rendono fortemente attivi nella vita sociale, soprattutto seguendo, con Leone XIII, la scia della Rerum novarum.
Questo lo scenario che prelude al secolo che rappresenta quello della conquista della democrazia e della piena libertà.

Quel ventesimo secolo che ai suoi albori si apre, nel mondo cattolico, con il movimento modernista e con la sua repressione forte da parte della gerarchia ecclesiastica, segnato, ha sottolineato Casula, «da una robusta attenzione alla questione sociale e in particolare alla questione della democrazia»: un primo segnale di quella difficile riflessione che interpella i credenti, che è l’interrogativo sul «come fare i conti con lo stato secolare, non essendo più possibile il vecchio sistema settecentesco di controllo dello stato sulle fedi né il poter considerare la religione come un solo fatto privato». Al di là delle sue valenze teologiche, l’importanza politica delle istanze richiamate dal modernismo è proprio la questione della ricerca di una «democrazia che fosse più avanzata rispetto al liberalismo di allora», da cui il tentativo, represso da Pio X, di Murri e compagni di una prima formazione politica denominata non a caso (con accezione completamente diversa da quella che sarà il partito del secondo dopoguerra) “Democrazia cristiana”.

Non volle questo aggettivo “cristiano” e tanto meno quello “cattolico”, invece, don Sturzo quando, nel primo dopoguerra, andandosi la questione romana e l’intransigenza del non expedit si andava via via allentando e la base dei ceti più popolari, con il raggiungimento del suffragio universale maschile prima e l’introduzione del sistema proporzionale nel meccanismo elettorale (che il professore non ha esitato a definire «regola aurea della democrazia»), poteva iniziare ad alzare la testa, diede vita al Partito popolare col suo celebre “appello ai liberi e ai forti”, partito, ha ricordato Casula, che «fa riferimento ai valori fondanti del cristianesimo, centralità della persona e solidarietà, ma non all’universo della fede».

La vittoria elettorale di socialisti e popolari sta a dimostrare «che in Italia il vecchio universo liberale non reggeva più», e però «i due partiti che pure rappresentavano ceti sociali contigui non trovano intesa per un’alleanza di governo», a causa di quel persistente impedimento ideologico che vedeva ancora il Partito socialista «ancorato a forme di anticlericalismo» difficile da superare, anche se una mente illuminata come Gramsci, colonna di quel Partito comunista fondato subito dopo in Italia con la scissione dal grembo socialista, aveva ben presto intuito «che di esso occorreva liberarsi, tanto da far divieto ai propri militanti di essere iscritti alla massoneria che dell’anticlericalismo era la madre».

L’excursus storico proposto dal relatore si è protratto nell’illustrare la conciliazione tra Stato italiano e Chiesa con i Patti lateranensi, che dopo il ventennio fascista e il ripristino della democrazia saranno inseriti nella costituzione repubblicana: base di un totale inserimento dei laici cattolici nella vita democratica del Paese. Mentre continua la forza ecclesiale dell’Azione Cattolica nel suo versante formativo, ecco la Dc che attraversa tutta la storia dell’Italia repubblicana.

Nella seconda metà del secolo, altri elementi richiamati dalla lezione di Casula riguardo i rapporti tra Chiesa e società: come ripensare, in uno scenario che la modernità rendeva sempre più diverso, i Patti lateranensi (fino alla revisione del Concordato nel 1984) e la situazione particolare della nazione che ospita la Santa Sede, per cui l’Italia sarebbe «rimasta uno dei pochi paesi al mondo senza una propria conferenza episcopale»: creata essa negli anni Settanta, l’episcopato italiano sarebbe diventato il vero interlocutore e avrebbe assunto sempre più la guida della presenza cattolica nella società del Belpaese.

Si arriva al post Concilio, gli anni del forte ridimensionamento dell’Ac per poi arrivare, verso fine secolo, alla fine della Dc, mentre era ormai terminato del tutto l’eurocentrismo della Chiesa cattolica. In questo, il difficile cammino della democrazia non ha mai, comunque, fatto a meno della “segnatura” cattolica.

Quanto questa ancora abbia da dire qualcosa ora, in tempi di populismi e antipolitica, di personalismi e ricerca di like più che di voglia di confronto, è la domanda che forse una riflessione storica del genere dovrebbe suscitare…

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