Chiesa di Rieti

In memoria di una piccola grande suora

Lo scorso sabato 4 maggio, a Poggio Vittiano, il vescovo Domenico Pompili, ha benedetto una targa in memoria di madre Margherita Pascalizi, scomparsa un anno fa

Lo scorso sabato 4 maggio, a Poggio Vittiano, il vescovo Domenico Pompili, ha benedetto una targa in memoria di madre Margherita Pascalizi, scomparsa un anno fa.

Nonostante la pioggia, copiosa la presenza di autorita’, parenti e amici di madre Margherita, conosciuta davvero da tutti in zona. La targa commemorativa dell’ultima abbadessa delle Suore Francescane di Santa Filippa Mareri è stata naturalemente solo una forma esterna di memoria, in quanto la sua memoria è ancora molto vivida nei ricordi e nei cuori di coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla.

La targa è collocata sotto una piccola croce missionaria di ferro, che ricorda le missioni svolte nella parrocchia nel 1943 dai padri vincenziani. L’iscrizione sulla targa informa il passante che: “La giovane suor Margherita Pascalizi (Flora), fu incaricata di trasportarla a Poggio Vittiano, suo borgo nativo. A protezione di tutti, fu posta all’ingresso del paese di fronte alla chiesina dedicata alla Madonna”.

Prima della benedizione, nel suo breve intervento, il vescovo ha accennato al carattere della suora piccola in altezza ma capace di imporsi in maniera pragmatica, di sollevarsi sopra l’angustia di un orizzonte ristretto e capace di creare con la sua azione ispirata, tante opere che hanno lasciato il segno.

«Madre Margherita era una donna che in certo senso è stata alta proprio perchè ha avuto uno sguardo che ha sempre riguadagnato l’orizzonte. Non era semplicemente una monaca chiusa nel monastero ma sempre coltivato i rapporti con tutto ciò che la circondava», ha detto monsignor Pompili.

Madre Elisabetta, attuale Madre Generale dell’Istituto delle Suore, ha spiegato, che questo ricordo era un desiderio di madre Margherita: «Il tuo ricordo sara’ sempre vivo tra noi e in tante persone che ti hanno conosciuto. Grazie, Madre Margherita e prega per noi!»

Tomasz J. Chlebowski

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