Immigrazione: la società civile si mobilita, al via raccolta firme per legge d’iniziativa popolare

Un fronte vasto e trasversale della società civile che lavora con i migranti è unito da un obiettivo comune: governare i flussi migratori in modo efficace, trasformandoli in opportunità per il Paese attraverso una proposta di legge d’iniziativa popolare. Tra le novità più rilevanti: l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione, la reintroduzione del sistema dello “sponsor”, l’abolizione del reato di clandestinità e la possibilità, per gli immigrati, di poter godere dell’80% dei contributi previdenziali versati una volta tornati nel Paese di origine

Una legge d’iniziativa popolare per superare la legge Bossi-Fini, evitare situazioni di irregolarità e puntare su accoglienza, lavoro e inclusione: è la proposta presentata oggi al Senato nell’ambito della campagna Ero straniero – L’umanità che fa bene. Cambiare, cioè, le politiche sull’immigrazione e una narrazione mediatica piena di pregiudizi e menzogne. Per la tempistica sembra la risposta della società civile al decreto Minniti sull’immigrazione approvato ieri in via definitiva con la fiducia della Camera, criticato da tutte le associazioni perché limita i diritti dei richiedenti asilo. Sono 8 gli articoli contenuti nella proposta di legge che domani sarà depositata in Cassazione. Dovrà raccogliere le 50.000 firme necessarie nell’arco di sei mesi, per poi essere sottoposta al Parlamento. L’iniziativa è promossa da Radicali Italiani, Fondazione Casa della Carità “Angelo Abriani”, Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, numerose parrocchie, associazioni, 60 sindaci italiani. Ogni giorno l’elenco si allunga sempre di più ed ha il sostegno di Caritas italiana e Migrantes.

Gli 8 punti della legge. “Ogni Stato europeo può scegliere come intervenire sul tema dell’immigrazione legale per lavoro”, ha spiegato Giulia Perin, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), illustrando gli 8 articoli della proposta di legge. “Vogliamo superare la finzione giuridica del sistema delle quote – ha detto -. Oggi uno straniero per essere regolarizzato deve stare in Italia, trovare un lavoro, tornare nel suo Paese e poi rientrare. La legge elimina questa finzione”. In che modo? “Introducendo un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione, affidando l’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri alle agenzie preposte o a onlus iscritte in apposito registro, per l’incontro tra domanda e offerta”. Verrebbe poi riproposto il sistema dello “sponsor” già collaudato con la legge Turco-Napolitano: un cittadino italiano può garantire l’ingresso legale di un cittadino straniero che abbia risorse finanziarie adeguate e disponibilità di un alloggio. La normativa prevede anche la regolarizzazione su base individuale degli stranieri “che dimostrano di essere radicati in Italia ma hanno perso il permesso di soggiorno”, spesso perché sono diventati disoccupati. Un punto che sta a cuore agli immigrati è poi la possibilità di ritirare l’80% dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale una volta tornati nel Paese d’origine. Oggi gli immigrati versano ma non prendono la pensione se non ci sono accordi bilaterali tra Paesi. “Così si crea ricchezza e sviluppo e non si ruba niente all’Italia, perché le tasse sono state pagate”, ha precisato Perin. Gli altri punti della legge chiedono nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali; misure di inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo; l’uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale; maggiori garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri; voto amministrativo e abolizione del reato di clandestinità.

“Una inversione di marcia”. Si tratterebbe di “una inversione di marcia di carattere culturale per superare il distacco tra la realtà e la percezione della realtà da parte di un’opinione pubblica attanagliata dalle paure”, ha precisato don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani” durante la presentazione al Senato. Don Colmegna è stato tra i primi promotori, insieme ad Emma Bonino, dell’iniziativa. Lo scopo della proposta, ha precisato Emma Bonino, “è superare la legge Bossi-Fini valorizzando l’esperienza di chi lavora nel settore e sa di cosa si sta parlando: la sicurezza è un obiettivo dello Stato, il problema è come ci si arriva: per noi la strada è la diminuzione dell’irregolarità e tutti gli studi e le ricerche dimostrano che chi si integra non delinque”.

Più integrazione, meno irregolari. In Italia sono stimati circa 500.000 irregolari, con il 60% delle richieste d’asilo respinte perché non c’è altro canale per entrare in Italia. Nel 2016, su oltre 180.000 persone sbarcate, sono stati firmati anche 38.000 decreti di espulsione, ma solo 5.800 eseguiti. “Anche se il decreto Minniti intende raddoppiare le espulsioni – ha commentato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori -, credo che molti rimarranno qui come irregolari. Dobbiamo cambiare registro e pensare ad integrare chi dimostra la volontà di lavorare e rispettare le leggi”. Per Antonio Russo, delle Acli, “occorre restituire al Paese l’immagine giusta dell’immigrazione, con 5 milioni di persone che vivono e lavorano e 1 milioni di bambini e giovani che sono cittadini di fatto ma non di diritto”. Anche padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, ha notato negli anni “un indebolimento” della protezione internazionale e uno “uno snaturamento” come “con l’abolizione dei ricorsi del decreto Minniti”. Ha auspicato perciò “un cambio culturale”. Tutti concetti ribaditi dai tanti rappresentanti delle associazioni che aderiscono all’iniziativa.

One thought on “Immigrazione: la società civile si mobilita, al via raccolta firme per legge d’iniziativa popolare”

  1. Maria Laura Petrongari

    I politici cercano strade praticabili per ammortizzare lo tzunami immigrati. Ma noi singoli cittadini che stiamo a guardare ed aspettare che qualcun altro si rimbocchi le maniche e dall’alto decida cosa fare come ci comportiamo? E’ un fenomeno invasivo certamente, non previsto dalle popolazioni locali che si vedono da qualche anno invadere il territorio e sottrarre servizi, come spesso si dice, che già costano alle casse delle amministrazioni pubbliche e che sono sempre risicati per gli stessi italiani. La condivisione e la convivenza è difficile. Per tutti. Ma occorre sempre guardare al microclima, al microcosmo perchè è lì che si preparano le basi di una convivenza giusta e civile e pacifica, anzi anche feconda.Perchè non si scava sulle gestioni di questi poveracci ( che comunque ci sono) affidate non sappiamo bene ancora a chi ma certamente a soggetti anche organizzati pagati con le nostre tasse? Chi viene accreditato per accudire, educare, assistere e tutorare queste persone affamate e che non portano alcun valore economico aggiunto poichè sono privi anche di professionalità ed abilità lavorative qualificate tanto da essere destinati a lavori spesso schiavizzanti e trattenuti come manovalanza, neppure tanto occultata, sottopagata, senza servizi alla persona nè igienici nè sanitari sui luoghi di “lavoro”? Perchè tutti noi li vediamo davanti a bar, supermercati ed altri negozi, chiese ed agli angoli delle strade a chiedere le elemosine ,impalati quasi a piantonare chi entra e chi esce, nella speranza di racimolare qualche euro? Ma chi dovrebbe verificare che queste persone, perche tali sono , ricordiamocelo tutti, siano davvero incluse in progetti di civicità finanziati, mentre stanno apertamente nelle strasde a chiedere le elemosine o giù di lì? Perchè siamo indifferenti a questo malaffare? Non è bello sapere da cristiani e neppure da cittadini contribuenti vedere con i nostri occhi che chi si dovrebbe interessare di loro in realtà li abbandona!!. Ed i nostri soldi dove finiscono? nelle tasche di Chi?. Questo un cristiano ha il dovere di chiederselo e smetterla di accusare, accusare, accusare i migranti facendo di ogni erba un fascio. Se ci fossimo noi al loro posto? qualche domanda bisogna porcela ed intervenire dal basso con proproste concrete per chi ci amministra sempre pagato con il nostri soldi!.Occorre prevenire, prevenire, prevenire gli sfruttamenti e le conseguenti prevedibili ribellioni! O non è così? Di cosa ci lamentiamo? Ripensare il nostro agire locale, guardaresi attorno e soprattutto allo specchio : non siamo poi così immacolati!!.
    Non so se qualcuno di noi esseri umani da che il mondo esiste sia mai riuscito prima di morire a guardare da sè stesso, cioè con ipropri occhi, la propria faccia il proprio volto. Nessuno ci è mai riuscito! Potremmo semmai servirci di una superficie chiamata specchio ma mai possiamo vedere il nostro volto : nessuno può guardare sè stesso. Per vedere il nostro volto abbiamo bisogno invece degli occhi dell’altro che ci sta di fronte e che ci guarda: noi riconosciamo il nostro volto attraverso lo sguardo dell’altro che ci guarda. E c’è da chiederci . come ci vedono questi migranti? basta guardare i loro sguardi e se qualcuno li vede minacciosi qualcosa che non va anche nel nostro sguardo potrebbe esserci di sicuro.
    Pensiamo. Buona Pasqua di conversione e Resurrezione anche a chi fa politica e prende certe importanti decisioni. Maria Laura Petrongari

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