Terremoto 2016

Illica in festa per l’inaugurazione della Casa della Cultura

Festa ad Illica per l'inaugurazione della Casa dell Cultura, struttura interamente volta a diventare un punto di raccolta e comunità per l'intera cittadinanza

Una data importante quella del 21 settembre 2019 per gli abitanti di Illica, un giorno di festa che ha sancito l’inizio di un nuovo percorso grazie all’inaugurazione della Casa della Cultura, struttura interamente antisismica volta a diventare un punto di raccolta e confronto per tutta la cittadinanza.

Presenti al taglio del nastro il sindaco di Accumoli, Franca D’Angeli e Vincenzo Vavuso, presidente del Maric (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali) grazie al quale questo sogno è potuto diventare realtà. Non è tuttavia mancata la presenza di tutti gli artisti che, con le loro opere, hanno adornato la Casa della Cultura e degli esponenti di altre numerose associazioni che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

Dopo aver inaugurato la scultura dell’artista Stefania Maffei, raffigurante un volto bifronte che esprime la forza di non arrendersi alle difficoltà e di “guardare oltre”, ed esposto la targa della Casa della Cultura, si è proceduto con l’ingesso ufficiale nello stabile per assistere alla messa e alla benedizione.

«C’è ancora tanta paura, tanto dolore e tristezza che devono essere smaltite e questo è possibile anche grazie al contributo della fede» ha detto il parroco don Stanislao in apertura della celebrazione. Parlando dell’opera presente nella sala ha poi spiegato il significato: «Essa rappresenta il Golgota della nostra terra, è stata realizzata con alcuni pezzi di legno abbattuti dal vento nei quali sono stati incastonati dei sassi provenienti dalle diciotto chiese del comune del Accumoli che, oggi, sono distrutte o inagibili».

«Il nome Golgota – ha proseguito – deve far pensare alla vittoria del bene sul male, alla vittoria della vita sulla morte».

Durante l’omelia, commentando un passaggio del Vangelo di Matteo, don Stanislao ha colto due spunti di riflessione validi per la comunità. Il primo è stato quello di vedere la cultura come incontro attraverso «la capacità di spendere il proprio tempo facendo il bene per gli altri» mentre il secondo ha riguardato la capacità di investire in se stessi più che nei beni materiali. «Alcune persone del nostro territorio si stanno perdendo. Per la ricostruzione dell’essere umano non basta solo il polo materiale ma ci devono essere altri tre elementi: l’aspetto psicologico, l’aspetto sociale che mira alla collaborazione con il prossimo e, infine, quello spirituale che dona la speranza».

Alla fine della messa, si è aperto un spazio dedicato ai ringraziamenti. La prima a parlare è stata il sindaco Franca D’Angeli: «Oggi dobbiamo ripartire da qui. Il terremoto ti toglie la vita oppure te la cambia, noi non siamo più gli stessi. Parliamo di ricostruzione ma quello che mi preoccupa è la popolazione: il tessuto sociale non è ricostruito. Perciò, questa struttura è fondamentale perché offre la possibilità di stare insieme e unirsi significa riconquistare il sorriso».

La parola è passata poi al presidente del Maric, Vincenzo Vavuso che ha ricordato il percorso turbolento del progetto che, però, alla fine è stato portato alla luce grazie alla sinergia di molte attività. Il perno del suo messaggio è però rivolto alla popolazione, «qui bisogna lavorare insieme, non bisogna farsi la guerra perché il terremoto passa, quello che rimane siamo noi e noi dobbiamo reagire restando uniti, rispettandoci e amandoci. Il rispetto – ha proseguito – va dimostrato anche nei confronti delle istituzioni e delle regole perché aspettando i tempi tecnici, tutto può rinascere».

In conclusione, ha ricordato che il Maric sarà sempre presente, anche grazie al progetto del Festival della Speranza che, sulla scia del Giffoni Film Festival, porterà in queste terre tanta arte e cultura.

A questo punto Vincenzo Vavuso ha consegnato ufficialmente le chiavi della Casa della Cultura al sindaco, gesto che è stato accompagnato da un oggetto dal forte valore simbolico: una scarpina di terracotta che rappresenta la forza di voler camminare ancora nonostante le difficoltà.

L’ultimo intervento è stato effettuato dal Presidente dell’Associazione Illica Onlus che ha sottolineato come l’obiettivo dell’associazione sia quello di «riportare gli illichesi a Illica e di ricostruire il tessuto sociale anche attraverso l’organizzazione di eventi».

In conclusione, si sono aperte le porte del Museo della Civiltà Contadina “Franco Casini” allestito all’interno della Casa della Cultura, che racchiude tutti gli oggetti della memoria della vita contadina, recuperati con fatica del vecchio museo.

L’augurio è la Casa della Cultura, come suggerisce il parroco, possa davvero essere una porzione di mondo nuovo capace di risanare quelle crepe interiori che, seppur invisibili, hanno arrecato maggior danno al cuore delle persone.

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