Il vino del diavolo si beve all’abbazia

Il 26 settembre scorso, presso l’Abbazia San Salvatore maggiore, si è svolto l’evento “Tra pietre antiche si raccontano storie…”. Iniziato con la rappresentazione de “Il vino del diavolo” da parte del gruppo teatrale “La Bottega del Teatro”, dopo una breve pausa caffè si è concluso con una visita guidata tra le mura dell’antico edificio.

Lo spettacolo è tratto da un racconto di Carla Moroni, ispirato proprio da una visita all’abbazia. Alcuni dei temi sviluppati sono molto interessanti. Al centro della storia c’è la realizzazione di un libro, in un epoca in cui scrivere e miniare un libro richiedeva mesi di duro lavoro. Il testo era un regalo da offrire ad un alto prelato. Però il maestro delle miniature era molto vecchio e giaceva sul letto di morte. Così si è deciso di affidare il compito ad un giovanissimo orfano analfabeta…

Tra gli argomenti trattati c’è quello del rispetto per l’anzianità, la solitudine dell’artista di fronte al foglio bianco, la fatica di una tradizione che si scontra con la stampa (“veloce e senza stilo”), l’angoscia dell’incertezza e la scoperta di nuove possibilità. Proprio a quest’ultimo aspetto si riferisce il titolo, perché il vino del diavolo era una bevanda decisamente esotica e dagli effetti demoniaci…

Protagonista principale è comunque l’abbazia. La “sospensione” è la cifra di questo luogo. Gli attori col saio scuro e vestiti di nero risaltano sul bianco totale delle pareti e dell’altare. Sembrano galleggiare in un tempo indeterminato. E l’edificio stesso appare fluttuare in un paesaggio ancora risparmiato dall’autunno. Il tutto permette di immergersi completamente nell’atmosfera dell’epoca in cui è ambienta la storia. Alla fine sembra di sfogliare veramente quell’antico libro prima solo immaginato.

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