Chiesa di Rieti

Il vescovo: «Non si può essere credenti senza essere credibili»

I cristiani diventano testimoni credibili del Vangelo rispetto alla Carità. «Nel corso della storia – ha ricordato don Domenico – i veri credenti sono stati quelli che hanno saputo dare una risposta a problemi emergenti: dalla cura degli ammalati all’educazione delle giovani generazioni», ma non solo, perché perfino «negli ambiti più economici e sociali i veri credenti hanno sempre saputo fare qualcosa di concreto»

È al rapporto tra il Maestro e il Battista che ha guardato il vescovo Domenico rivolgendosi a quanti si sono ritrovati la sera in Cattedrale per partecipare alla Messa della terza domenica d’Avvento. E ad emergere, in modo particolare, sono i dubbi che sembrano cogliere Giovanni dal carcere in cui era stato rinchiuso da Erode Antipa: «Dalle inferriate – spiega mons Pompili – trapelano notizie attorno a Gesù che sembrano mettere in forse la chiarezza, la forza e l’intransigenza del Battista», al punto che Giovanni manda a dire a Gesù: «sei tu quello che deve venire?».

«Gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il vangelo», risponde Gesù. Il Maestro, dunque, non dà una risposta diretta, ma dice qualcosa in più, lasciando risuonare le parole con cui il profeta Isaia aveva sostenuto l’attesa del popolo durante il suo lunghissimo ed estenuante esilio. E se da un lato conferma la prospettiva escatologica, dall’altro fa capire che nell’attesa «di quel regno definitivo di giustizia che provenire soltanto da Dio», bisogna porre in essere «una serie di gesti concreti che allevino i dolori, le sofferenze e le ingiustizie del popolo».

Un insegnamento anche per i cristiani di oggi, che come quelli delle origini possono diventare testimoni credibili del Vangelo rispetto alla Carità. «Nel corso della storia – ha ricordato don Domenico – i veri credenti sono stati quelli che hanno saputo dare una risposta a problemi emergenti: dalla cura degli ammalati all’educazione delle giovani generazioni», ma non solo, perché perfino «negli ambiti più economici e sociali i veri credenti hanno sempre saputo fare qualcosa di concreto».

Senza senza polemizzare con il Battista, Gesù fa comprendere che «per essere credenti bisogna essere allo stesso tempo credibili», perciò la Chiesa non deve suscitare stupore né opposizione quando si occupa giustizia, di economia o di società. Non va infatti mai dimenticato che è il Vangelo ad animare tutte queste realtà.

È questa coerenza tra parola e vita che Gesù ammira in Giovanni. Un affetto che emerge prepotentemente quando il Maestro chiede ai suoi interlocutori cosa siano andati a vedere nel deserto in cui avevano trovato il Battista: non certo «una canna al vento», uno che cambia parere ogni momento, né un uomo che si adagia nel lusso, ma un profeta e anche più che un profeta.

«È commovente questo incontro tra Gesù e il Battista – ha detto infine il vescovo – perché si coglie quella che è stata la fiamma della vita di Giovanni: il suo rapporto con il Maestro». E va bene se questo rapporto ha conosciuto l’incertezza e il dubbio: perché è questo l’altro insegnamento della pagina evangelica: «cercare nel dialogo con Gesù, nonostante i dubbi e le incertezze, la forza che soltanto lui può darci per continuare a vivere».

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