Dedicazione delle Cattedrale

Il vescovo: «Nella chiesa e nel campanile la dimesione verticale dell’esistenza»

Gli spazi del sacro come segno della presenza di Dio in mezzo agli uomini: è stato questo il messaggio consegnato dal vescovo Domenico in occasione della Solennità della Dedicazione della Cattedrale, celebrata il 9 settembre a Rieti

Gli spazi del sacro come segno della presenza di Dio in mezzo agli uomini: è stato questo il messaggio consegnato dal vescovo Domenico in occasione della Solennità della Dedicazione della Cattedrale, celebrata il 9 settembre a Rieti.

Rivolgendosi ai presenti, mons Pompili ha infatti notato come sia proprio nel tempo in cui Dio sembra essersi eclissato dalla dimensione della nostra umanità, che un luogo come quello che la storia ci ha consegnato nella forma della Cattedrale aiuta a riportare lo sguardo verso l’alto. Gli spazi della chiesa di mattoni, infatti, non sono puramente funzionali. La sua ampiezza, la sua altezza, le soluzioni dell’architettura, lo slancio verso il cielo del campanile, conducono l’occhio e il pensiero alla dimensione verticale dell’esistenza, offrono la sensazione del mistero di Dio. «Per questo – ha sottolineato don Domenico – la chiesa di mattoni quando viene edificata costituisce una occasione di speranza».

Anche quando il Maestro «sembrerebbe contraddire la rilevanza del tempio», affermando che «i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità». In realtà Gesù non nega la l’importanza del tempio: ma dice che «questo luogo rimane pur sempre un mezzo rispetto a quello che è il fine dell’incontro con il mistero di Dio, che va cercato dall’uomo in ogni situazione, in tutte le cose, in qualunque condizione».

L’acquisizione di questo sguardo non rende inutili le chiese, ma ne amplifica la funzione, aiuta ad abitarle. Una condizione tanto più necessaria oggi, perché senza avere questo sguardo penetrane «rischiamo la musealizzazione», privi di spirito e verità diveniamo cioè come i turisti, che entrano negli edifici di culto cogliendone il solo valore estetico.

«Per noi credenti sarebbe troppo poco», ha concluso il vescovo: «le persone che cercando Dio in tutte le cose lo sanno intravvedere in quest’opera che la storia ci consegna, ma anche in ogni espressione della creazione».

A concelebrare la solenne Eucaristia – apertasi col rito di aspersione con l’acqua benedetta – in memoria di quel 9 settembre del 1225, in cui papa Onorio III consacrò la Cattedrale intitolata alla Madre di Dio (la cui immagine, all’altare della Madonna del Popolo nel transetto sinistro, il vescovo ha incensato all’inizio della celebrazione), diversi sacerdoti e diaconi, concelebranti principali il reatino vescovo emerito monsignor Lorenzo Chiarinelli e il parroco del Duomo don Paolo Blasetti, che all’altare, durante il canone, hanno ricordato anche l’anniversario di ordinazione episcopale di monsignor Pompili, da poco ricorso, e i vescovi reatini defunti, dal venerabile Massimo Rinaldi proseguendo con i successori fino a Francesco Amadio, nonché don Mauro Mannetti di cui ricorreva il primo anniversario della morte.

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