Il vescovo Lucarelli: «La fede è una corsa»

Delio Lucarelli

… le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.
(Mt 28, 8)

La Pasqua ormai prossima, in questo anno della fede, ci invita ancora una volta a riflettere sul senso della nostra appartenenza alla Chiesa e sul senso della nostra fede cristiana.

Le donne giunte al sepolcro, dopo lo spavento e lo sconcerto, corrono via, non scappano ma corrono per andare ad annunciare agli altri discepoli che il sepolcro non tiene più prigioniero il corpo del Signore.

La fede è una corsa, anche concitata e frenetica per certi versi, una corsa verso le persone che ci stanno più a cuore per annunciare quanto di più assurdo si possa dire, pensare, credere: Cristo è Risorto!

Ma ancora di più: non è assente; Egli è il presente.

I segni inconfondibili di questa presenza li possiamo cogliere anche nelle vicende recenti che hanno interessato la Chiesa: quando tutto sembra volgere verso destini scontati, questa presenza fa sentire tutta la sua forza e il suo profumo. Lo abbiamo visto nella rinuncia del Pontefice Benedetto, nell’elezione e nelle prime significative scelte di Papa Francesco.

Anzi, possiamo dire che certe novità emergono proprio dalla Chiesa, con la sua storia bimillenaria, ricca anche di contraddizioni e di scandali, ma capace di rigenerarsi e rinnovarsi, quando riesce a vedere nella storia e oltre la storia questa presenza salvifica e confortante, quella appunto del Risorto che ci fa gridare di gioia e ci fa correre verso i fratelli.

Dobbiamo correre anche noi ad annunciare agli altri la straordinarietà della fede e della risurrezione che sono la vera speranza dell’umanità.

Prima di correre per l’annuncio di Pasqua, potremmo dire per il primo canto dell’Exultet fatto da donne, esse si accertano con la vista, con l’udito, con l’intelligenza, che un fatto straordinario è avvenuto, qualcosa nel normale decorso post mortem si è interrotto.

Non poteva rimanere nella morte l’autore della vita, non poteva subire la decomposizione quel corpo che aveva ospitato la vita vera, quella che non muore mai, che non può morire perché dà vita.

La fede delle donne si basa su un fatto, la risurrezione, accaduto ad una persona: Gesù di Nazaret detto il Cristo! Ed è la stessa fede della Chiesa e di ogni credente.

E seppure nella concitazione del momento, quella delle donne è una fede pensata, logica.

Anzi è una fede che parte dall’incredulità: “…hanno portato via il Signore”. È la frase lapidaria e ultimativa che le donne scagliano contro gli apostoli delusi e sconfitti.

Non è una fede sciocca e credulona.

Solo dopo, quando si ricordano delle parole di Gesù, si rendono conto che il Signore della vita è Risorto.

Dunque l’incredulità, il dubbio, la diffidenza, spesso possono essere la “porta della fede”, quegli ostacoli che ci invitano a guardare oltre.

Carissimi, sottoponiamo a prova critica la nostra fede, senza paura, poiché forse proprio questo ci aiuta ad abbracciare con maggiore convinzione il depositum fidei ricevuto nel Battesimo.

Soltanto a partire da questi fondamenti possiamo rinascere a vita nuova.

Tutti i settori della vita personale e familiare, sociale, politica ed economica, innestati su queste forti ragioni possono assumere un sapore nuovo e una dimensione più autentica e vera.

Buona Pasqua a tutti e a ciascuno!

One thought on “Il vescovo Lucarelli: «La fede è una corsa»”

  1. Niccolò Eusepi

    Nel presente Augurio di Buona Pasqua al mio Vescovo ed a tutti i Reatini, stimolato dalle riflessioni di questi giorni mi è apparsa la constatazione la Se la fede è la resurrezione, questa è la cifra vera della Conversione del Cuore in Gesù, che permette la Vita Nuova. Conversione e quindi resurrezione che non avviene una sola volta ma tutte le volte che perdiamo la Via, come ci insegnala la grande Misericordia di Dio, conversione che è l’oggetto delle ricorrenze sacre come la Pasqua, forse in questo senso la più importante.
    E’ molto facile dire oggi quale sia la conversione che dobbiamo attuare nei nostri cuori, pensando ad un mondo a cui la grande storia spirituale ma anche culturale del Cristianesimo ha donato un modello antropologico ed un benessere materiale che era inimmaginabile 2000 anni fa, ma anche cento anni fa. Nel frangente noi invece assistiamo alla vergogna dell’uomo di oggi che continua a comportarsi molto peggio di un gorilla, un essere senza scrupoli ed inconsapevole che diffonde guerra, morte, terrore, usura, violenza su donne e bambini, usurpazione della sovranità delle comunità e dei popoli in tutto il Pianeta, una serie di peccati mortali forieri di sofferenze e ulteriori violenze, che ci potrebbero portare alla fine della Civiltà umana.
    Ognuno quindi dovrebbe interrogarsi su tutto quello che non fa e non ha fatto per dare una mano alla storia e per dare a Dio una diversa immagine di questa umanità ingrata e corrotta e, in questo senso, evviva l’arrivo di Papa Francesco.
    Ma dobbiamo anche riflettere sul nostro cammino di fedeli: quanto si fa e quanto non si è fatto sulla strada del progetto culturale della Chiesa, il cui compito doveva essere principalmente quello di illustrare ai credenti e condividere cosa il Vangelo ha già fatto per portarci sin qui, mentre ancora oggi la stragrande maggioranze delle letture si incentra su ciò che secondo molti ‘dovrebbe ancora fare’, un domani, mentre probabilmente è già tutto successo, ora, e la porta aperta che darebbe una chance di resurrezione all’umanità potrebbe addirittura chiudersi se continuiamo a non ‘riconoscere’ il dono immenso del Verbo e del suo Vangelo, continuando a lementarci per ciò che ancora vogliamo ma che siamo solo noi a non realizzare.

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