Il vescovo: «il ‘piccolo’ dell’unità tra maschio e femmina decide del ‘grande’ della società»

Sono saliti in tanti a Greccio per la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Pompili nel giorno della festa di San Francesco. E nella piccola chiesa del santuario francescano, don Domenico non ha mancato, a partire dalle letture, di tornare sul discorso sempre più attuale sulla famiglia.

Lo sguardo è sembrato rivolto alla ricerca di una umanità originaria e per questo autentica: «“Dall’inizio della creazione (Dio) li fece maschio e femmina… Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Così Gesù replica ai farisei che lo interrogano sul divorzio. Già a quel tempo il problema non era tanto la sua liceità ma piuttosto la sua modalità. Mosè per primo aveva permesso l’atto del ripudio su iniziativa del marito» anche se «l’evangelista Marco (che scrive per un ambiente greco-romano più avanzato) allude alla possibilità per la donna di fare lo stesso».

Il Maestro non propone «una norma più esigente che escluda il divorzio» ma «sposta il piano da quello giuridico a quello spirituale per mostrare che all’origine dell’umanità c’è una unità indivisa che sola garantisce l’umanizzazione. Il nucleo da cui tutto scaturisce è la coppia. Non solo sul piano biologico ma anche su quello esistenziale. Per questo solo “un cuore indurito” può acconsentire a devastare questa unità originaria da cui dipende tutto il resto».

«Si intuisce – ha spiegato don Domenico – che per Gesù il ‘piccolo’ dell’unità tra maschio e femmina è quello che decide del ‘grande’ della società. Non c’è da aspettarsi nulla di buono da un contesto in cui viene meno la ‘piccola’ alleanza tra l’uomo e donna perché tutto il resto, anche il ‘grande’, rischia di essere costruito sulle sabbie mobili. Basta guardarsi attorno per trovare conferma».

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