Il vescovo: «evitare l’antitesi tra noi e gli altri»

«Chi non è contro di noi è per noi». Prende le mosse dalla replica di Gesù a Giovanni, fratello di Giacomo, l’omelia di mons. Domenico Pompili nella Messa celebrata nella cripta della Cattedrale alla presenza del Corpo Diplomatico della Santa Sede, in visita a Rieti.

«Se c’è un aspetto che della diplomazia colpisce, e non sempre la diplomazia nel linguaggio comune è considerata un dato positivo – ricorda il vescovo – è lo sforzo di cogliere il bene da qualunque parte provenga e cercare di costruire insieme dei ponti».

L’autentica diplomazia, risponde infatti all’invito contenuto nelle parole di Gesù. Il Maestro invoglia a «non alimentare quell’atteggiamento settario e integralista che tende a dividere rigorosamente gli uomini in buoni e cattivi, a custodire come una sorta di antitesi tra noi e gli altri. Noi naturalmente i buoni, gli altri ovviamente i cattivi».

Un’indicazione quasi “professionale” per il Corpo Diplomatico, ma anche il suggerimento su come essere tutti “ambasciatori” della Buona Novella. Pur riconoscendo che «saper cogliere il bene da qualunque parte provenga» è un esercizio tutt’altro che facile: infatti «non è frutto del caso, ma richiede una grande pazienza. Non a caso nel descrivere l’opera di un grande diplomatico, il cardinale Agostino Casaroli, qualcuno ha parlato di martirio della pazienza. Sì, per poter cogliere il bene è necessaria questa pazienza che non si lascia irretire dalla preoccupante semplificazione in buoni e cattivi».

«Mi ha colpito nel discorso che il Papa ha fatto a Washington» ha confessato il vescovo: «la sua sottile e davvero diplomatica intuizione, per cui parlando al mondo americano – ancora tentato molto probabilmente di parlare di “asse del male” in rapporto a quello del bene – ha detto che il nemico vero non è mai quello esterno, è sempre quello interno».

«Il Vangelo – ha spiegato don Domenico – in fondo è questo richiamo a saper sempre interrogarsi su ciò che ci mette in crisi, non tanto quanto all’esterno, quanto piuttosto all’interno. È un invito a cambiare se stessi».

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