Il vescovo dona il «Messaggio per la pace» del Papa al sindaco di Rieti: «Sui migranti si gioca la libertà di ognuno»

«Oggi va imponendosi una mentalità diffusa: quella che vede nell’altro solo un pericolo da cui difendersi». Lo ha sottolineato il vescovo Domenico nella serata del 31 dicembre, durante la celebrazione di ringraziamento alla conclusione dell’anno. Un’occasione che ha visto mons Pompili consegnare al sindaco di Rieti il Messaggio per la Giornata mondiale della pace scritto da papa Francesco.

«Si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio», ha detto il vescovo citando il Santo Padre e rilevando che «in gioco c’è, ancora una volta, la libertà di ciascuno, da cui dipende peraltro la pace di tutti».

Pur tenendo conto della diminuzione degli sbarchi, don Domenico non ha minimizzato l’impatto dei nuovi arrivi, né ha indugiato sul tema di come stabilire i flussi, che spetta «a chi governa».

Ha invece ricordato che ai cristiani «è chiesto di avere uno sguardo di fiducia e non di paura verso questo fenomeno», ribadendo che si tratta di «una sfida da affrontare e non da censurare».

Quattro le strade suggerite dal vescovo: accogliere, «anzitutto chi fugge dalla guerra e dalla fame senza dimenticare che è già capitato anche a noi»; proteggere, cioè «curarsi di donne e bambini che si trovano esposti a rischi e ad abusi che arrivano fino alla schiavitù»; promuovere, che vuol dire «garantire l’accesso all’istruzione così da mettere a frutto le proprie capacità»; integrare, che significa «permettere a chi viene da noi di essere nella condizione di poter restituire quanto ricevuto».

Mons Pompili non ha nascosto le difficoltà che si incontrano nel «capovolgere la mentalità diffusa che ci sta trasformando in impauriti spettatori, perché abbiamo ingerito a dosi massicce quella globalizzazione dell’indifferenza che ci ha resi degli individui isolati, ognuno trincerato dietro le proprie residue sicurezze».

Si può però confidare sul bambino Gesù, «che ci viene incontro per ricordarci che nessuno è autonomo e autosufficiente, ma tutti siamo legati e la libertà non è qualcosa che l’altro mi toglie, ma qualcosa che l’altro mi regala: nessuno può liberarsi da solo, ma insieme».

Il vescovo ha concluso ringraziando quanti ogni giorno, «senza far notizia, fanno il loro dovere avendo maturato che non basta contestare senza costruire e vivono così la libertà: aiutando altri a crescere».

«Pure se le città credono d’essere opera della mente o del caso – ha detto don Domenico citando Italo Calvino – né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda».

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