Ottobre francescano

Il vescovo Domenico: la gioia è figlia di libertà, coraggio e ironia

Si è svolta nel santuario francescano de La Foresta la prima delle iniziative religiose comprese nel calendario dell'Ottobre francescano reatino

«È la letizia ciò che ci proponiamo di sperimentare insieme in questo mese». Nella prima occasione dell’Ottobre francescano, presso il santuario francescano de La Foresta, il vescovo Domenico si è soffermato su questa particolare dimensione della «la traduzione in termini francescani della gioia».

«Oggi – ha detto mons Pompili – c’è una nuova malattia che si aggira tra i giovani e gli adulti: la paura della felicità, che porta tanti ad avere il terrore di poter sperimentare qualcosa di diverso dal dolore, dalla sofferenza, dal male».

Francesco, al contrario, è stato «il campione della letizia», e può dunque indicare un rimedio allo scoramento, segnare la strada per una rinascita anche nel nostro tempo. La letizia cui si rivolge il santo è infatti stata «l’esito di una conquista faticosa», ottenuta attraverso l’esercizio della libertà, del coraggio e dell’ironia.

Libertà «dalle cose che diventano il nostro tormento – ha precisato il vescovo – ma anche da se stessi». Francesco ha infatti «lottato furiosamente contro il proprio ego» e «soltanto strappandosi quasi la carne di dosso» è riuscito a prendere le distanze «da quel grande cavaliere che si era figurato di essere quando era più giovane».

Il coraggio è invece la spinta che ci consente cdi affrontare la vita anche quando si presenta complicata e faticosa grazie a quel «sussulto di vitalità», che impedisce di «soccombere» e rende «capaci di sciogliere anche le situazioni più difficili», facendoci «persuasi che anche quando sembra inutile in realtà è importante che noi ci mettiamo la nostra parte».

Quanto all’ironia, «san Francesco tra le righe ce la lascia intendere perché sa in ogni situazione, anche la più grottesca trovare quel filo ilare che riscatta l’assurdo e in qualche modo consente di sopportarlo».

«Lo spirito – ha concluso il vescovo – differisce dalla semplice materialità e dalla semplice dimensione psichica per la capacità di guardare le cose da una prospettiva superiore: quella propria di Dio. Se diventasse anche il nostro sguardo sapremmo sorridere di tante e tante cose».

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