Il vescovo Domenico e l’utilità dell’inutile

È stato un invito a riscoprire il “retrogusto” di ciò che ci sembra inutile, a dispetto del “retropensiero” che ci guida all’inseguimento dell’utile il breve discorso rivolto dal vescovo Pompili ai tanti volontari che con il loro impegno gratuito hanno reso possibile la giornata «solenne e insieme semplice» del 5 settembre.

Nella serata di ieri, infatti, don Domenico ha voluto incontrare nella chiesa di Regina Pacis le oltre 250 persone hanno lavorato al momento della sua ordinazione e nei giorni precedenti e successivi, per condividere la preghiera, ma anche per ringraziarle una ad una.

«Siamo oramai abituati all’idea che nessuno faccia qualcosa per qualcun altro», senza tornaconto, ma è «a fare le cose con gratuità» che ci si ritrova «accettati per quello che siamo». È allora necessario ritrovare il gusto per l’inutile, per ciò che «non conosce immediatamente risultati», perché, ha spiegato il vescovo, anche «Dio è così: a pensarci Dio fa parte del regno dell’inutile».

È come quando, qualche volta, «ci concediamo il lusso di una passeggiata, senza meta»: «che cosa c’è di più inutile di fare due passi senza uno scopo? Eppure – ha aggiunto mons. Pompili – sarà capitato anche a voi: proprio quando non abbiamo un obbiettivo preciso, quando facciamo una cosa per niente, ci accade improvvisamente di scoprire un pensiero, un’idea o di ritrovare una persona».

E cos’è la fede se non questo «fare spazio nella nostra vita al gusto per ciò che sembra essere inutile, e che invece ci fa riscoprire ciò che è veramente decisivo?».

«La vostra gratuita forma di collaborazione al 5 settembre – ha concluso il vescovo – è un piccolo segno di ciò che sprigiona le energie nascoste e fa scoprire come sia bella l’esperienza della Chiesa», una comunità «nella quale vige questa regola dell’inutile, che però ci fa riscoprire dimensioni profonde, quelle che risvegliano in noi i desideri più radicali».

E dunque è una esperienza da conservare e proseguire, perché segue «la “Sapienza che viene dall’alto”, che è “pura” e perciò “pacifica, mite, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia”Non è forse questa – ha concluso don Domenico – la Chiesa che sogniamo?»

Foto di di Massimo Renzi e di Daniel e Daniela Rusnac.

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