Il vescovo Domenico: «Diffido delle facili etichette sui giovani di oggi»

«Il mondo attuale ha bisogno di vedere le opere per credere alle parole e alle intenzioni»: è il richiamo fatto al pensiero di don Giovanni Bosco da mons. Domenico Pompili il 3 ottobre nella basilica romana del Sacro Cuore di Gesù, in occasione dell’ordinazione di presbiterale di don Paolo Paulucci, salesiano e nativo di Antrodoco.

«Non pensare caro Paolo che don Bosco si riferisca qui tanto ai grandi oratori e alle imponenti strutture che sul finire dell’Ottocento umanizzarono la periferia di Torino» ha aggiunto il vescovo. «Penso che non gli fosse estranea la conoscenza del vangelo appena proclamato da cui si ricava che le opere del credente – che abbandona la paura per credere al crocifisso risorto – sono la gioia e la pace. Lasciar trasparire queste due qualità sono la strada anche per compiere la missione di ‘rimettere i peccati’ che significa la liberazione dal male e da quanto sfigura la nostra umanità. Specie nella direzione dei più giovani. Non si tratta di una ‘scelta di classe’… anagrafica, ma di un atto di responsabilità che solo garantisce la trasmissione della fede».

«Diffido come te delle facili etichette sui giovani di oggi» ha concluso don Domenico. «Ad ogni buon conto, senza i giovani il Vangelo cessa di essere contemporaneo e perciò incontrabile. La giovinezza decide della tenuta della fede anche oggi. Con loro e per loro dobbiamo inventare di tutto per arrivare a scoprire che la gioia e la pace sono, in realtà, l’altro nome di Dio».

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