Chiesa di Rieti

Il vescovo all’iniziativa “Vite sospese”: «Ricostruire l’autentico, non l’identico»

Nel suo intervento al convegno “Vite sospese”, il vescovo Domenico ha offerto una visione della ricostruzione capace di superare l’attaccamento al passato per aprire le porte a nuovi modi di abitare le aree interne

«La frase ricostruire com’era dov’era mi è sempre parsa consolatoria», ha detto il vescovo Domenico intervenendo al convegno “Vite sospese”, una iniziativa messa in campo dalla Chiesa locale insieme a Libera per andare “Dall’indignazione alla progettazione partecipata per nuovi modelli di ricostruzione”.

Al suo fianco, oltre agli ospiti tecnici e istituzionali, don Luigi Ciotti, che di Libera è anima e fondatore.

«Com’era, dov’era è stata una frase buona per le prime settimane», ha chiarito il vescovo: «strada facendo è sembrata inadatta, quasi un’impresa al limite e comunque non realistica. Questo perché non è possibile pensare che le cose si replichino uguali, le cose non si copiano identiche al passato, ma si rigenerano a seconda delle esigenze del presente tenendo naturalmente conto delle lezioni del passato. Dunque, più che l’identico occorre provvedere a ricostruire l’autentico».

Anche monsignor Pompili, come il Prefetto, sottolinea il grande sentimento di solidarietà suscitato dal dramma del terremoto: «L’unica che non è mai venuta meno in questi mesi è la generosità delle persone. L’aiuto e il sostegno costante hanno permesso di affrontare il terremoto del cuore oltre a quello materiale, perché lo sciame sismico interiore è ancora lì che ci scuote, e di vite capovolte ce ne sono tantissime. È per questo che parallelamente agli aiuti materiali una delle cose che abbiamo voluto fare come Chiesa è proprio non dimenticare queste vite e queste storie, e metterle nero su bianco attraverso il libricino Gocce di Memoria: una sorta di memoriale che ci ricorda che gli smottamenti interiori sono ancora lì, e non mollano le persone».

Rispondi