Meeting dei Giovani

Il vescovo ai giovani del Meeting: «Lasciamoci ispirare dalla speranza»

Hanno condiviso l’Eucaristia festiva con la comunità parrocchiale di Chiesa Nuova i giovani collegati da pc o smartphone, nella seconda giornata del Meeting diocesano

Hanno condiviso l’Eucaristia festiva con la comunità parrocchiale di Chiesa Nuova i giovani collegati da pc o smartphone, nella seconda giornata del Meeting diocesano. Il vescovo Domenico ha raggiunto la chiesa di Santa Barbara in Agro per celebrare – affiancato dal parroco don Fabrizio – la Messa della seconda domenica dopo Natale, alla quale, assieme ai fedeli del luogo, sono stati invitati a unirsi online anche quanti stanno seguendo l’evento della Pastorale giovanile.

Un appello forte alla speranza, a partire dalle letture della liturgia, quello lanciato a quanti partecipavano tanto in presenza quanto “a distanza” da monsignor Pompili nell’omelia. Quella speranza richiamata da san Paolo, che però, ha voluto chiarire il presule (citando il filosofo austriaco Ivan Illich), va tenuta ben distinta dall’aspettativa: «Noi, specialmente all’inizio dell’anno, viviamo in un mondo di aspettative che spesso si rovesciano in delusioni, come l’anno appena trascorso. Doveva essere “un anno bellissimo”… Poi abbiamo visto come è andata a finire!». Sperare è ben altra cosa, perché «la speranza non è aspettare a braccia conserte che caschi dall’albero il fico, ma tendere verso una meta, sbilanciarsi, protendersi, proiettarsi al di là della situazione».

E qui don Domenico si è rivolto più direttamente ai partecipanti al Meeting, citando Bob Dylan che diceva: “Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”. La speranza, ha insistito Pompili, «nasce sull’orlo della disperazione. Per questo all’inizio di un nuovo anno, più che lasciarsi sopraffare da sfiducia, diffidenza, paura – sentimenti tutte che servono per tenerci sotto tutela – dovremmo lasciarci ispirare dalla speranza».

E le indicazioni «per capire e rintracciare nel mondo la speranza» monsignore ha invitato a coglierle nel brano evangelico proclamato: quel Prologo di san Giovanni sul Lógos che esordisce con “In principio era il Verbo”. E questo, ha spiegato il vescovo, «vuol dire che all’inizio non c’è il caso o la sfortuna, ma c’è un senso, cioè una ragione», concetto che emerge anche nell’altro brano della liturgia domenicale, dove il Lógos «è l’altro nome della Sapienza con cui Dio ha creato il mondo manifestando in questa creazione il suo amore perché ciò che ha creato andasse a buon fine». E dunque «la speranza nasce da una promessa: che non andrà a finire “tutto bene”, ma che andrà a finire nonostante tutto verso un senso, che solo Dio garantisce».

Altro annuncio “speranzoso”: quel “Verbo fatto carne e venuto ad abitare in mezzo a noi”, che Pompili non ha esitato a definire «il vertice del cristianesimo e la sua originalità: io non crederei in Dio se non ci fosse Gesù Cristo. Credo in Dio unicamente perché c’è Gesù di Nazareth, perché la sua parola illumina, riscalda, incanta». Una forza ben diversa, ha sottolineato il presule, da un «ottimismo della volontà», che si basa unicamente sul fatto «che Gesù Cristo ci garantisce il buon esito della nostra vita».

Infine, la realistica considerazione giovannea che sembrerebbe porre un limite alla speranza: quella che la luce venuta a rischiarare le tenebre non è stata accolta dai suoi. Bisogna esserne sempre consapevoli, ha ricordato don Domenico: «Nonostante la Parola fatta carne, resta il mistero dell’uomo, che preferisce le tenebre alla luce, il male al bene, la morte alla vita». Ma questo non è un limite per l’azione divina: «anche di fronte all’ostinazione umana, Dio non può essere bloccato». Questa, allora, la vera speranza, che «non è solo una promessa, non è solo una virtù: è anche costruzione paziente e quotidiana che coincide con il nostro cambiamento. Perché se non cambiamo noi, non cambia niente intorno a noi».

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