Amatrice

Il vescovo ai funerali di Fontanella: «Ha orientato chi si impegna senza aspettare tutto dall’alto»

Celebrando le esequie del sindaco di Amatrice, Antonio Fontanella, il vescovo ha contrapposto al lutto la necessità di tenere vivo l’obiettivo dell’unità e della ricostruzione

«Siamo qui per salutare il primo cittadino di Amatrice. Lo facciamo accanto alla famiglia, a tutti coloro che hanno conosciuto Antonio Fontanella. Qualcuno poco fa mi diceva “verrà mai una buona notizia da Amatrice?”. Con questo groppo sulla gola vogliamo comunque celebrare la Pasqua del Signore». Con queste parole il vescovo Domenico ha salutato quanti si sono ritrovati sul campo sportivo “Paride Tilesi” di Amatrice per partecipare alle esequie.

Al lutto, il vescovo ha voluto contrapporre la necessità di tenere vivo l’obiettivo dell’unità e della ricostruzione: «Tonino – ha sottolineato nell’omelia – si è offerto per questa terra, fino all’estremo sacrificio. Nessuno può negare, infatti, che il tarlo quotidiano, l’impegno costante, la passione divorante della sua vita è stata Amatrice e la sua rinascita. Non a caso, il male l’ha colpito proprio quando stava per avviare il processo di ricostruzione del centro storico e che lunedì prossimo sarà finalmente varato».

Come se nel destino del primo cittadino si possa leggere un prezzo da pagare: quello richiesto per ottenere l’unità del popolo. Ma «non si tratta di fare di ‘Maciste’, un ‘supereroe’. La sua intelligenza libera e la sua ironia sorniona non lo consentirebbero. L’eroismo qui è di chi attende senza disperare, di chi si impegna senza aspettare tutto dall’alto, di chi continua a vivere e non soltanto a lasciarsi vivere. Ma certo il Sindaco è stato la calamita che ha accompagnato questo processo di resistenza e lo ha orientato con vigore».

Con una avvertenza: «Chi guida un popolo non è mai l’uno o l’altro, una fazione contro l’altra, ma soltanto un bene più alto, il “bene comune”. Non dimentichiamolo nel prossimo futuro per non incappare nella celebre invettiva di Dante che fece l’Italia ben prima della sua unità politica: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta”».

«Il “nocchiero” di Amatrice – ha ribadito il vescovo – può essere soltanto una comunità coesa e non divisa, una visione comune e non una guerra tra poveri. Come l’aveva sempre immaginata nei suoi plastici il papà di Antonio, Costantino. La visione artistica del papà, trasfusa nel cuore del figlio, torni ad ispirare i nostri passi e ad illuminare i nostri cuori!».

Al termine della liturgia la figlia Claudia ha ringraziato tutti per la vicinanza e la partecipazione. E nel ricordare il sindaco si è soffermata sui suoi occhi: «pieni di emozioni, che rassicuravano e incoraggiavano…». Poi ne ha ricordato la disposizione al servizio della sua comunità, la carica positiva che trasformava progetti in realtà. «Lamentarsi non porta frutti, nessuno cambierà il mondo per noi», ha aggiunto, sottolineando che «grazie a lui la ricostruzione è ora una realtà in corso».

Anche il vicesindaco Bufacchi ha speso alcune parole sull’uomo politico e sulla sua capacità di realizzare idee, come nel caso del vicino palazzetto dello sport. Ma di Fontanella ha rievocato soprattutto l’amicizia, il desiderio comune di dare un futuro ad Amatrice. Un’amicizia nata sui Monti della Laga: «Ci commuoviamo quando le montagne si colorano. Da lì nasce tutto, da quel girno ho capito che mi potevo fidare di lui. Ora tocca a noi a non perdere la speranza».

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