Giugno Antoniano

Il Teatro Rigodon fa rivivere le gesta di Antonio di Padova

Una serata tra spettacolo, storia, riflessione, tutta dedicata a sant’Antonio: alla sua figura nei suoi tempi, alla tradizione reatina del suo culto, all’affetto dei suoi devoti

Una serata tra spettacolo, storia, riflessione, tutta dedicata a sant’Antonio: alla sua figura nei suoi tempi, alla tradizione reatina del suo culto, all’affetto dei suoi devoti.

Fernando Martins de Bulhões, il martello di Dio – in riferimento al nome originario dell’insigne teologo portoghese che, passato dai canonici agostiniani all’ordine francescano, assunse il nome di fra’ Antonio ed è poi diventato il venerato santo che ha concluso a Padova la sua esistenza – si intitolava l’appuntamento svolto all’inizio della seconda settimana dei festeggiamenti antoniani sul palco allestito nel chiostro di San Francesco, sotto la regia di Alessandro Cavoli.

Qui gli attori del Teatro Rigodon hanno prestato voce ad alcuni “miracolati” reatini, alternando i cenni biografici alla vicenda storica e agiografica di Fernando da Lisbona divenuto sant’Antonio di Padova, con la storia del culto antoniano e il suo radicamento a Rieti e le tradizioni del rione San Francesco – con gli interventi di padre Luigi Faraglia, Fabrizio Tomassoni, Ileana Tozzi e Tonino Cipolloni, sotto la conduzione di Catiuscia Rosati – e con i racconti di alcune delle tante situazioni in cui persone di Rieti ritengono di aver ricevuto dal “santo dei miracoli” grazie nella loro vita personale e familiare (dalla mamma riconoscente per la figlia miracolosamente uscita illesa da un volo dal balcone, allo sposo che ha superato una pesante crisi coniugale, a un figlio donato a una coppia che ormai disperava di averne… e altre storie ancora in cui si è avvertito dai devoti l’intervento del santo taumaturgo).

All’opera gli artisti della compagnia Anna Mingarelli, Flavio Serva, Marcela Grassi, Rino Locantore, Alberto Vespaziani, Federica Sutter e i chitarristi Marco Pennese e Mattia Caroli.

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