Papa Francesco

Il Papa: nella Solennità dell’Ascensione rinnovare l’impegno alla testimonianza

Far conoscere la parola di salvezza di Cristo e annunciarla nella vita quotidiana, sia il vostro ideale e il vostro impegno: Francesco esorta così i fedeli alla vigilia della Solennità dell’Ascensione 40 giorni dopo la Pasqua

Ancora un invito alla missione, all’annuncio tenace del Vangelo e alla testimonianza quotidiana. A rivolgerlo è il Papa al termine dell’udienza generale, durante i saluti in lingua italiana ai fedeli collegati via streaming. Francesco anticipa la Solennità dell’Ascensione del Signore esortando tutti ad essere “testimoni generosi del Cristo Risorto”, consapevoli che Egli, salendo al cielo, non abbandona nessuno, anzi “è sempre con noi e ci sostiene lungo il cammino”:

Rivolgo un pensiero speciale ai giovani, agli anziani, ai malati e agli sposi novelli. Gesù Cristo, ascendendo al cielo, lascia un messaggio e un programma per tutta la Chiesa: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni… insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato”. Far conoscere la parola di salvezza di Cristo, e testimoniarla nella vita quotidiana, sia il vostro ideale e il vostro impegno. A tutti la mia benedizione!

Il giovedì della sesta settimana di Pasqua, 40 giorni dopo la Resurrezione, si celebra in Vaticano e in alcuni Paesi del mondo, la Solennità dell’Ascensione, che in Italia, dove fino al 1977 era anche festa civile, il calendario sposta alla domenica successiva. In questo giorno si fa memoria dell’ascesa al cielo di Gesù che di fatto conclude la sua permanenza terrena tra gli uomini per unirsi fisicamente al Padre e non comparire più sulla Terra fino alla sua Seconda venuta (Parusìa) per il Giudizio finale. Si tratta di una festività molto antica di cui si ravvisano tracce già a partire dal IV secolo. Nel Credo degli Apostoli viene menzionata con queste parole: “Gesù è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine”. L’ episodio è ben descritto dai Vangeli di Marco e Luca e negli Atti degli Apostoli.

Per la Chiesa cattolica l’Ascensione è preludio della Pentecoste e in qualche modo segna l’inizio della sua storia e della sua missione in mezzo all’umanità. Francesco lo ricorda ogni anno in questa occasione insistendo sull’impegno di ogni cristiano nell’annuncio della salvezza. Durante il Regina Coeli del 13 maggio 2018 il Papa diceva:  “Si tratta di essere uomini e donne dell’Ascensione, cioè cercatori di Cristo lungo i sentieri del nostro tempo, portando la sua parola di salvezza sino ai confini della terra. In questo itinerario noi incontriamo Cristo stesso nei fratelli, soprattutto nei più poveri, in quelli che soffrono nella propria carne la dura e mortificante esperienza di vecchie e nuove povertà. Come all’inizio Cristo Risorto inviò i suoi apostoli con la forza dello Spirito Santo, così oggi Egli invia tutti noi, con la stessa forza, per porre segni concreti e visibili di speranza. Perché Gesù ci dà la speranza, se ne è andato in cielo e ha aperto le porte del cielo e la speranza che noi arriveremo lì”.

Parlava della missione come comando preciso e non facoltativo durante il Regina Coeli del 1 giugno 2014, quando affermava che l’“Andare”, o meglio, il “partire” diventa la parola chiave di questa festa. “Gesù parte, ascende al Cielo, cioè ritorna al Padre dal quale era stato mandato nel mondo. Ha fatto il suo lavoro, quindi torna al Padre. Ma non si tratta di una separazione, perché Egli rimane per sempre con noi, in una forma nuova. Con la sua ascensione, il Signore risorto attira lo sguardo degli Apostoli – e anche il nostro sguardo – alle altezze del Cielo per mostrarci che la meta del nostro cammino è il Padre. Lo sguardo al Cielo e i piedi al mondo”.

Infine durante l’omelia della Messa a Santa Marta del 26 maggio 2017, il Pontefice chiedeva di trarre da questo episodio la spinta per salire al Cielo, conoscere Cristo più da vicino e raccontare agli uomini le sue opere e i suoi prodigi: “Gesù prima di andarsene dice: ‘Andate nel mondo e fate discepoli’. Andate: il posto del cristiano è il mondo per annunciare la Parola di Gesù, per dire che siamo salvati, che Lui è venuto per darci la grazia, per portarci tutti con Lui davanti al Padre”.

Al termine dell’udienza generale, salutando i pellegrini polacchi, che lo hanno seguito attraverso i mezzi di comunicazione, il Papa ha ricordato ancora il grande evento che, sfidando la pandemia da Covid-19, sta coinvolgendo il mondo in una serie di iniziative ma soprattutto nell’afflato di preghiera e ringraziamento a Dio: il centenario della nascita di San Giovanni Paolo II, per cui lo scorso lunedì Francesco ha anche celebrato una Messa in diretta TV, nella cappella della Basilica di San Pietro dove è la tomba di Papa Wojtyla.

Pastore di grande fede, Egli amava affidare a Dio nella preghiera la Chiesa e tutta l’umanità. Scegliendo il motto episcopale “Totus Tuus”, ha anche mostrato che nei momenti difficili dobbiamo rivolgerci alla Madre di Dio, che può aiutarci e intercedere per noi. La sua vita, edificata sulla preghiera profonda, intensa e fiduciosa sia un esempio per i cristiani di oggi.

L’invito alla preghiera rivolta con costanza e umiltà alla Madre di Dio, attraverso la recita del Rosario, Francesco lo ha rilanciato anche salutando i fedeli di lingua portoghese.

da Vatican News

Rispondi