Il mondo dietro la “Sama”

Lo sciopero degli autoferrotranvieri dell’ASM Rieti del 17 maggio scorso è passato quasi in silenzio. Eppure i servizi del trasporto urbano sono utili a molti, specialmente alle fasce più deboli della popolazione, anziani, studenti ed immigrati in primo luogo.

Abbiamo incontrato Roberto De Angelis e Renato Francucci, conduttori nel trasporto urbano della ASM Rieti e rappresentanti sindacali CISL e CGIL. Con loro abbiamo guardato al punto di vista degli autoferrotranvieri sulla situazione della Azienda dei Servizi Municipali e ragionato sullo stato del trasporto pubblico locale.

Recentemente c’è stato uno sciopero degli autoferrotranvieri che lavorano in ASM Rieti. Quali sono i motivi del malcontento?

ASM da tempo elude il suo stesso piano industriale. Erano previste una serie di scelte strategiche mai portate avanti dall’azienda. Per il settore trasporto urbano era programmato un rinnovo del parco autobus con fondi aziendali nell’arco del triennio 2009 – 2011 mai attuato. Lo stesso comparto avrebbe dovuto conoscere un adeguamento e una riorganizzazione del personale, mai realizzata. Va detto poi, che l’azienda ha una concezione unilaterale delle relazioni con le parti sociali, quasi che il sindacato serva solo a ratificare le decisioni della dirigenza e comunicarle ai lavoratori.

Sono problemi certamente sentiti da chi lavora presso l’ASM. Ma l’utenza pare essere più interessata alla qualità del servizio…

Credo che i cittadini non abbiano sempre ben chiara la struttura dei problemi. Se l’autobus arriva in ritardo, si rompe durante il tragitto, è sporco o comunque poco accogliente, è perché nonostante il lavoro di tanti conduttori che giornalmente ci mettono l’impegno e la faccia, manca il supporto e l’interesse verso l’utenza da parte dell’azienda. L’acquisto di nuovi mezzi non è una opzione tra le tante, ma indica se chi opera in un settore ha o meno la volontà di fare bene il proprio servizio.

Roberto, facciamo un esempio pratico

Beh, oggi ho guidato un autobus particolarmente mal messo. Eppure lo ho dovuto per forza mettere in servizio, perché non c’era alternativa. Questa macchina ha la particolarità di avviarsi a fatica. Una volta partita, chi la guida deve scegliere se passare la sosta tra una corsa e l’altra con il motore acceso, creando disagio a tutte le persone che passano vicino per i fumi e rumori, oppure spegnerla sapendo che partirà certamente in ritardo, creando un disservizio per gli utenti di quella corsa.

Ma davvero è così grave la situazione?

In azienda abbiamo una turnazione programmata dei mezzi. Ogni macchina è collegata a specifiche fasi dei turni. Quando però si scorre questo elenco, ci si accorge presto che il mezzo assegnato in realtà è fermo da tempo. Paradossalmente poi, le macchine che statisticamente si rompono più spesso sono quelle di acquisto recente. Viene il dubbio che l’azienda abbia fatto qualche spesa poco oculata. Ma per capire bene il nostro disagio, basti considerare che lavoriamo con mezzi in cui le spie dei sistemi di sicurezza sono in gran parte accese. A specifiche segnalazioni dei guasti spesso ci sentiamo rispondere che sono sballati i sensori. Forse è perché pochi meccanici sovraccarichi di lavoro, operano in una officina da terzo mondo. Si capisce bene con quale stato d’animo prendiamo servizio ogni giorno. Noi ci sentiamo moralmente obbligati rispetto alle persone che si servono del trasporto pubblico. Ci sentiamo costantemente contesi tra l’obbligo morale di lavorare e servire l’utenza e l’imbarazzo e la tensione che comporta l’adozione di strumenti inadeguati e che potremmo scoprire pericolosi. Questo è quello che cerchiamo di trasmettere con spirito di responsabilità all’azienda e ai cittadini con lo sciopero. Si tratta di rivendicazioni assai più concrete di quello che il linguaggio burocratico riesce a lasciar intendere.

Ovviamente l’esperienza quotidiana dei passeggeri con i mezzi è assai poco burocratica…

Tante volte si sente parlare del cattivo stato dei bus: pulizia, funzionalità dei finestrini, rigidità delle sospensioni, accessibilità da parte dei disabili, rumorosità, rientro dei fumi di scarico all’interno della vettura, cattivo funzionamento del riscaldamento, ecc. Certamente l’utenza ha tutto il diritto di lagnarsi, e l’interfaccia più vicina sono gli autisti. I passeggeri però rimangono sull’autobus mediamente per venti minuti. I conducenti, invece, trascorrono una parte significativa del loro tempo dentro i mezzi. È evidente che i disservizi denunciati dai cittadini incidono molto di più su chi guida. Finiscono velocemente per coinvolgerne anche la salute.

Cioé?

Se la pulizia dei mezzi è scarsa, se sono fermi nell’area di sosta al fianco dei compattatori dell’igiene urbana, se il posto di guida, condiviso da tante persone, non viene adeguatamente igienizzato, è chiaro che l’esposizione ad agenti patogeni è facilitata. Ma ancora una volta la cosa non riguarda solo noi autisti. Dalla nostra posizione è ovviamente più facile leggere questo tipo di problemi: è vero che ci sarebbe l’obbligo di chiudere porte e finestrini dei mezzi in rimessa. Ma in alcuni, i finestrini e le porte sono rotti e non si riescono a serrare. Diviene facile allora che un gatto possa curiosare dentro un compattatore per rifiuti per poi fare un sonnellino negli scuolabus. Una situazione che rende immediatamente evidente il senso e la portata della cattiva impostazione aziendale.

Le cose miglioreranno con la nuova sede in via Donatori di Sangue…

È vero che ASM sta iniziando ad occupare la nuova sede di via Donatori di Sangue. Ma invece di dare sollievo all’officina e ridurre la congestione di mezzi nel deposito di via Tancia, ha iniziato il trasferimento del personale partendo dagli amministrativi. La struttra è dotata di un nuovo sistema di lavaggio automatico. Ciò nonostante, la pulizia poco accurata dei mezzi è sotto gli occhi di tutti. Polvere e cartacce sono all’ordine del giorno. Se si va a vedere come è organizzato il comparto, si scopre una cosa curiosa: il personale addetto alla pulizia dei mezzi è sottodimensionato (3 addetti) e con la nuova attrezzatura si occupa della pulizia dei mezzi Cotral. L’igiene degli autobus del servizio urbano è invece delegata ad una ditta esterna…

C’è carenza di personale?

Sì, esiste una comprovata carenza di personale tecnico nel settore officina. Anche il lavaggio è a corto di personale e gli autisti del trasporto urbano fanno doppi turni a straordinario. Assunzioni e avanzamenti contrattuali di anzianità sono bloccati, pare in virtù della legge Brunetta. Eppure, all’igiene urbana, ogni tanto si vedono facce nuove, nonostante sia aperto un concorso per il settore. A guardare i bandi per le assunzioni presenti sul sito internet dell’azienda poi, la priorità è data al comparto amministrativo, un settore che non sembra avere un particolare bisogno di rimpolpare le fila. Va da sé che manca completamente una procedura per l’assunzione di personale al lavaggio. E dire che tradizionalmente è il primo passo di un percorso formativo per prendere confidenza con i mezzi e passare poi agli scuolabus e agli autobus.

Eppure la qualità dei servizi che offre dovrebbe essere il biglietto da visita di una azienda.

L’esperienza quotidiana di questi ultimi anni, talvolta ci fa domandare se ASM ha davvero come scopo l’erogazione di servizi alla cittadinanza. È come se ci fosse qualcosa che la distrae dalla sua vocazione di servizio pubblico. Eppure sappiamo per certo che al suo interno ci sono persone di grande qualità e competenza. Gli stessi conducenti, ricchi del loro rapporto costante con il pubblico e dell’esperienza maturata in tanti anni di lavoro, hanno sempre segnalato i problemi e dato suggerimenti per migliorare il servizio. Lo testimonia anche il cumulo di documenti prodotti dalle organizzazioni sindacali nel tempo per ciascun problema. Ciò che lascia ancora più sconfortati è vedere l’indifferenza dell’azienda rispetto alle istanze che rappresentiamo, perché in larga parte corrispondono ai disagi che i cittadini sperimentano quotidianamente. Per questo speriamo nella loro solidarietà nei momenti difficili.

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