Il ministero della Consolazione: come “consolare” i sofferenti e i malati / 3

Gesù modello e forza per il “Ministero della Consolazione”.

La riflessione di questa settimana la collochiamo nel mandato di Gesù: «Andate, insegnate, guarite». Mi sembra davvero interessante e coinvolgente che questa triade sia espressa con dei verbi, che come tali indicano delle azioni concrete e le indicano nel loro realizzarsi dinamico, reso possibile là dove la nostra libertà si lascia interpellare e configurare nei termini di una vera responsabilità.

Le tre azioni – l’andare, l’insegnare, il guarire – si intrecciano profondamente tra di loro e corrispondono ad un unico grande progetto di vita che ci viene proposto dallo stesso Gesù. Se siamo chiamati a muoverci, lo siamo per una precisa destinazione, quella appunto dell’insegnare e del guarire; così come l’insegnare, che come tale ha un suo valore proprio, giunge a compimento quando viene attuato – meglio vissuto – come obbedienza a una missione ricevuta e come passo primo e necessario di un itinerario che conduce a guarire. Ed è, questa, la medesima dinamica che si applica al guarire.

In una parola, se di triade si tratta, bisogna onorare l’interiore unità, cogliere il dinamismo completo, lasciarsi prendere dall’inizio alla fine.

La guarigione della suocera di Pietro: «Accostatosi, la sollevò prendendola per mano».

Troviamo il racconto della guarigione della suocera di Pietro collocato nel primo capitolo del Vangelo di Marco esattamente secondo la successione: andate, predicate, guarirete. Infatti, dopo aver scelto i primi apostoli lungo il mare di Galilea come i candidati alla “missione” che verrà data loro dal Risorto (vv. 14-20), e dopo essere entrato nella sinagoga di Cafarnao per insegnarvi – e dunque per quella “predicazione” evangelica che sarà poi continuata dagli Apostoli e dalla Chiesa (vv. 21-22) -, in questo stesso luogo Gesù da vita ad una “guarigione”, scacciando da un uomo lo “spirito immondo” che lo “possedeva” (vv. 23-28). A questo punto Gesù esce dalla sinagoga e si reca, “ in compagnia di Giacomo e di Giovanni”, nella “casa di Simone e di Andrea” (v. 29).

Ora in questa casa – scrive l’evangelista – «la suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano: la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli» (vv. 30-31).

Come è sua abitudine, Marco è quanto mai sobrio e insieme incisivo nel descrivere questo episodio taumaturgico. È interessante poi sapere che, nel suo vangelo, questa guarigione apre il “ministero della salute” di Gesù. Nel racconto evangelico troviamo alcuni elementi preziosi che ci dicono l’attenzione straordinaria di Gesù alla persona malata e la sua benevolenza particolare verso chi è infermo e che diventano paradigmatici per noi.

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