Italia

Il messaggio di Mattarella e il vento che cambia

Ormai lo conosciamo, il presidente Mattarella, oggi al suo quarto messaggio di fine anno: ogni anno un cambiamento di scenario politico. Ma ogni anno un filo rosso, nell'atteggiamento, nel modo di porsi e nei principi di riferimento. Che quest’anno ha sintetizzato intorno al valore della comunità.

Guardando ai risvolti più politici, in fin dei conti quello di Mattarella ci sembra sempre più proprio l’atteggiamento del maestro di una volta: sapeva in anticipo dove pensano di andare a parare i ragazzi più riottosi e sapeva come agire. Lo si è visto nelle parole più attese, quelle sul guazzabuglio picaresco che ha caratterizzato il mondo politico in questi mesi, prima con l’inusitata “trattativa” con Bruxelles e poi con lo sprint parlamentare, a velocità e con procedure mai viste, “tassa sulla bontà” compresa.

Ormai lo conosciamo, il presidente Mattarella, oggi al suo quarto messaggio di fine anno: ogni anno un cambiamento di scenario politico. Ma ogni anno un filo rosso, nell’atteggiamento, nel modo di porsi e nei principi di riferimento. Che quest’anno ha sintetizzato intorno al valore della comunità, al senso della comunità: “Sentirsi ‘comunità’ – ha detto – significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa ‘pensarsi’ dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese”. E non si è limitato alle enunciazioni, ha fatto nomi e cognomi, ha ricordato persone concrete, segno di un rapporto profondo e continuo con il Paese.

C’è anche un neologismo, “felicizia”, felicità e amicizia, coniato dai bambini di una scuola elementare di Torino: abbiamo proprio molto da imparare dai più piccoli per innovare davvero.

Già: guardando ai risvolti più politici, in fin dei conti quello di Matterella ci sembra sempre più proprio l’atteggiamento del maestro di una volta: sapeva in anticipo dove pensano di andare a parare i ragazzi più riottosi e sapeva come agire. Lo si è visto nelle parole più attese, quelle sul guazzabuglio picaresco che ha caratterizzato il mondo politico in questi mesi, prima con l’inusitata “trattativa” con Bruxelles e poi con lo sprint parlamentare, a velocità e con procedure mai viste, “tassa sulla bontà” compresa.

Nessuna reprimenda saputa, ma un messaggio chiaro: attenzione, che non si ripetano comportamenti non consoni.

Mattarella ha ragione. È questo il modo di parlare ad un’Italia inquieta, che non a caso anno dopo anno presenta scenari politici diversi: si pensi a quello delle precedenti elezioni europee – quelle degli 80 euro – e all’appuntamento di maggio, su cui il Presidente della Repubblica ha giustamente messo l’accento. Anche qui con estrema sobrietà, ma con parole pesanti: «Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa».

Dunque, ha ribadito, bando ai complessi di inferiorità e, di conseguenza, agli orizzonti piccini e alle paure che ne conseguono e li alimentano.

L’Europa è il più grande spazio di democrazia del mondo e l’Italia ha un ruolo importante, di cui si deve riappropriare. Forse proprio questo può essere il criterio per giudicare programmi e candidati il prossimo 26 maggio.

Con la consapevolezza che lo spazio breve, il tempo sincopato è illusione, non produce risultati, accentua nevrosi e conflitti e le rendite che ne derivano: «Soltanto il lavoro tenace, coerente, lungimirante produce risultati concreti. Un lavoro approfondito, che richiede competenza e che costa fatica e impegno». Merce sempre più rara, certo. Ma il discorso di Mattarella, lo sguardo che il Presidente ci propone, è forse un segno che il vento sta cambiando. E il consenso che ha raccolto anche sui social esprime una Italia positiva che vuole avere risposte adeguate.

Dal Sir

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