Il messaggio del Papa per la Giornata missionaria

«La celebrazione della Giornata missionaria mondiale si carica quest’anno di un significato tutto particolare. La ricorrenza del 50° anniversario del Decreto conciliare Ad gentes, l’apertura dell’Anno della fede e il Sinodo dei vescovi sul tema della nuova evangelizzazione concorrono a riaffermare la volontà della Chiesa di impegnarsi con maggiore coraggio e ardore nella missio ad gentes perché il Vangelo giunga fino agli estremi confini della terra».

Lo scrive Benedetto XVI nel messaggio diffuso oggi per la 86ª Giornata missionaria mondiale 2012 (21 ottobre), “Chiamati a far risplendere la Parola di verità”.

Segno luminoso.

Il Concilio ecumenico Vaticano II, con la partecipazione dei vescovi cattolici provenienti da ogni angolo della terra, secondo il Papa, “è stato un segno luminoso dell’universalità della Chiesa, accogliendo, per la prima volta, un così alto numero di padri conciliari provenienti dall’Asia, dall’Africa, dall’America Latina e dall’Oceania”, i quali “hanno contribuito in maniera rilevante a riaffermare la necessità e l’urgenza dell’evangelizzazione ad gentes, e quindi a portare al centro dell’ecclesiologia la natura missionaria della Chiesa”. “Questa visione oggi non è venuta meno – chiarisce il Pontefice –, anzi, ha conosciuto una feconda riflessione teologica e pastorale e, al tempo stesso, si ripropone con rinnovata urgenza perché si è dilatato il numero di coloro che non conoscono ancora Cristo”.

La priorità dell’evangelizzare.

“Anche oggi la missione ad gentes – sottolinea il Santo Padre – deve essere il costante orizzonte e il paradigma di ogni attività ecclesiale, perché l’identità stessa della Chiesa è costituita dalla fede nel Mistero di Dio, che si è rivelato in Cristo per portarci la salvezza, e dalla missione di testimoniarlo e annunciarlo al mondo, fino al suo ritorno. Come san Paolo, dobbiamo essere attenti verso i lontani, quelli che non conoscono ancora Cristo e non hanno sperimentato la paternità di Dio”. La celebrazione dell’Anno della fede e del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione saranno, perciò, “occasioni propizie per un rilancio della cooperazione missionaria”.

Fede e annuncio.

“L’ansia di annunciare Cristo – osserva Benedetto XVI – ci spinge anche a leggere la storia per scorgervi i problemi, le aspirazioni e le speranze dell’umanità, che Cristo deve sanare, purificare e riempire della sua presenza. Il suo messaggio, infatti, è sempre attuale, si cala nel cuore stesso della storia ed è capace di dare risposta alle inquietudini più profonde di ogni uomo”. Non mancano difficoltà. “Uno degli ostacoli allo slancio dell’evangelizzazione, infatti – afferma il Papa –, è la crisi di fede, non solo del mondo occidentale, ma di gran parte dell’umanità, che pure ha fame e sete di Dio e deve essere invitata e condotta al pane di vita e all’acqua viva”. A giudizio del Pontefice, “l’incontro con Cristo come Persona viva che colma la sete del cuore non può che portare al desiderio di condividere con altri la gioia di questa presenza e di farlo conoscere perché tutti la possano sperimentare”. Occorre “rinnovare l’entusiasmo di comunicare la fede per promuovere una nuova evangelizzazione delle comunità e dei Paesi di antica tradizione cristiana, che stanno perdendo il riferimento a Dio, in modo da riscoprire la gioia del credere”. Pertanto, “la preoccupazione di evangelizzare non deve mai rimanere ai margini dell’attività ecclesiale e della vita personale del cristiano, ma caratterizzarla fortemente, nella consapevolezza di essere destinatari e, al tempo stesso, missionari del Vangelo”. La fede, infatti, “è un dono che ci è dato perché sia condiviso; è un talento ricevuto perché porti frutto; è una luce che non deve rimanere nascosta, ma illuminare tutta la casa. È il dono più importate che ci è stato fatto nella nostra esistenza e che non possiamo tenere per noi stessi”.

Aiuto al prossimo.

Riprendendo le parole di San Paolo, “Guai a me se non annuncio il Vangelo!”, il Pontefice evidenzia: “Questa parola risuona con forza per ogni cristiano e per ogni comunità cristiana in tutti i Continenti”. Anche per le Chiese nei territori di missione, “la missionarietà è diventata una dimensione connaturale, anche se esse stesse hanno ancora bisogno di missionari. Tanti sacerdoti, religiosi e religiose, da ogni parte del mondo, numerosi laici e addirittura intere famiglie lasciano i propri Paesi, le proprie comunità locali e si recano presso altre Chiese per testimoniare e annunciare il Nome di Cristo, nel quale l’umanità trova la salvezza”. Si tratta “di un’espressione di profonda comunione, condivisione e carità tra le Chiese, perché ogni uomo possa ascoltare o riascoltare l’annuncio che risana e accostarsi ai Sacramenti, fonte della vera vita”. Infine un ringraziamento alle Pontificie Opere Missionarie, strumento per la cooperazione alla missione universale della Chiesa nel mondo: “Attraverso la loro azione l’annuncio del Vangelo si fa anche intervento in aiuto del prossimo, giustizia verso i più poveri, possibilità di istruzione nei più sperduti villaggi, assistenza medica in luoghi remoti, emancipazione dalla miseria, riabilitazione di chi è emarginato, sostegno allo sviluppo dei popoli, superamento delle divisioni etniche, rispetto per la vita in ogni sua fase”.

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