Il giorno di Sant’Antonio: una città unita che cammina tutta nella stessa direzione

La folla al concerto del sabato, già lasciava presagire una straordinaria partecipazione alla Processione dei Ceri del Giugno antoniano. La prima dopo la conclusione dei lavori del Plus, ha visto centinaia di persone aprire la strada alla macchina santo, con una vera e propria moltitudine ad attendere ai margini del percorso.

Un momento di fede che, al suo primo “Sant’Antonio”, mons. Pompili ha voluto vivere per intero, non solo compiendo l’intero percorso, ma anche visitando una a una le infiorate nel primo pomeriggio. Un modo per immergersi pienamente nello spirito della festa, di farsi vicino a chi, per sentirsi vicino al santo, spende tempo e sudore nel rendere più accogliente e bello il suo passaggio. Un modo per misurare passo dopo passo una città che per una volta va tutta nella stessa direzione. Via nuova, il Borgo Sant’Antonio, via Porta Romana si presentavano come un lungo tappeto colorato, ricavato sui temi del Giugno, ma ci sono anche tanti riferimenti all’Anno della misericordia, alla prossima Gmg, agli 800 anni dell’ordine Domenicano, al magistero di papa Francesco.

È stato sempre don Domenico a benedire i 64 portatori. Poi le manovre di rito: la statua che esce puntuale e il corteo fatica a comporsi; gli scatti professionali dei fotografi e quelli amatoriali degli fedeli con gli smartphone. Alla fine si raggiunge l’ordine prestabilito. Le bande, le confraternite, l’Unitalsi con i malati, la croce, e soprattutto le donne in nero con i ceri accesi. «È la più bella processione mai vista» ha esclamato qualcuno. E ai commenti fatti dalla strada, sulla quale hanno atteso anche le religiose di Santa Chiara e di San Fabiano, si aggiungono quelli che arrivano dai balconi e dalle finestre con i drappi rossi e d’orati appesi.

Nel percorso alcuni sacerdoti si sono alternati alla guida della preghiera, sostenuti dalle suore di Borgo San Pietro. Altri hanno fatto la staffetta con la reliquia del santo, attesa lungo la strada dai devoti, dai malati, da chi vive momenti di fragilità per un bacio e la richiesta di una grazia. Reliquia con la quale il vescovo ha benedetto il popolo a metà processione, di fronte alla Cattedrale, sotto la statua del poverello, e poi di nuovo al rientro della processione, dalle scale di San Francesco.

Momento culminante di una giornata intensa, positiva, che mostra una comunità vitale. «Bisogna rimettere in movimento il cuore: deve riprendere a pompare sangue, a far camminare, come abbiamo fatto stasera» ha sottolineato il vescovo. Camminare insieme, perché «forse da soli si arriva prima», ma è «insieme, sorreggendosi, che si arriva più lontano». E perché camminando si arriva a Dio: «come pellegrini, non come turisti». Una chiave di lettura, un’intuizione, un punto di vista su cui riflettere nei prossimi giorni.

Foto di Massimo Renzi.

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