Chiesa

Il cardinale Zenari: la Siria attende ancora pace e ricostruzione

Inaugurata e consacrata con due cerimonie, sabato e domenica scorsi ad Aleppo, la Cattedrale armeno cattolica dedicata alla Madonna del Soccorso. Ai fedeli e alla amata Siria, il Papa ha fatto giungere il suo messaggio di vicinanza e di incoraggiamento

Inaugurata e consacrata con due cerimonie, sabato e domenica scorsi ad Aleppo, la Cattedrale armeno cattolica dedicata alla Madonna del Soccorso. Ai fedeli e alla amata Siria, il Papa ha fatto giungere il suo messaggio di vicinanza e di incoraggiamento A leggerlo il cardinale e nunzio in Siria Mario Zenari, che nella nostra intervista racconta la festa che ha accompagnato l’evento e il suo significato per l’attualità del paese.

Nonostante la distruzione subita dalla violenza dell’estremismo islamico dell’Isis, un’altra chiesa ad Aleppo torna agli antichi splendori, dando un potente segno di speranza alla popolazione. Dopo la sua completa ristrutturazione, la Cattedrale armeno cattolica della città siriana, dedicata alla Madonna del Soccorso, è stata inaugurata e consacrata, sabato e domenica scorsi con due diverse cerimonie cui hanno preso parte il Gran Mufti della Siria e personalità e rappresentanti delle istituzioni del Paese insieme ai rappresentanti delle Chiese cristiane di Aleppo.

A presiedere monsignor Boutros Marayati, arcivescovo degli armeno cattolici di Aleppo, alla presenza del Nunzio apostolico, il cardinale Mario Zenari, che ha portato il messaggio del Santo Padre alla Chiesa e ai fedeli.

La chiesa ricostruita come una testimonianza di fede che non crolla, la presenza di tante e diverse rappresentanze religiose in ricordo di quella Siria del passato che sapeva vivere in pace e infine la forza del Papa che ancora una volta ha voluto essere presente per incoraggiare la testimonianza di un popolo di credenti feriti e ancora tanto poveri. Di tutto questo parla il cardinale, nunzio in Siria, Mario Zenari nella nostra intervista.

R. – E’ stata una bella giornata di festa, una bella festa di cui Aleppo aveva bisogno, di cui i cristiani soprattutto avevano bisogno. Questo messaggio che è arrivato dal Papa ha incoraggiato i cristiani ma anche tutta la popolazione a continuare dopo questa prova che hanno vissuto. Direi che hanno partecipato tutti quanti, le Chiese dei vari riti, dei cinque riti orientali, la Chiesa latina, ma hanno partecipato anche le Chiese sorelle ortodosse e protestanti presenti ad Aleppo e hanno partecipato anche i nostri amici musulmani e le autorità civili. E’ stata una giornata di gioia, una festa anche di speranza, di cui c’era molto bisogno.

Può riferirci qualche passaggio del messaggio del Papa?

R. – Naturalmente il Papa ha ricordato la fedeltà di queste Chiese nei momenti difficili, la loro fedeltà al Signore morto e risorto, e li ha incoraggiati a continuare, a dare ancora questa testimonianza di fede, di speranza e carità.

Il fatto che c’è una chiesa che torna al vecchio splendore è segno di rinascita, ha riscontro anche nel resto del territorio?

R. – Adesso qui ad Aleppo quasi tutte le chiese sono state restaurate. C’è purtroppo tutta una Siria che ancora aspetta di essere ricostruita. Basti pensare ad alcune infrastrutture: gli ospedali, più del 50 per cento o è chiuso o è funzionante parzialmente e una scuola su 3 non è agibile… La ripresa economica che tutti si aspettano tarda a venire, si tocca con mano una povertà crescente. Quindi è stato un bel segno di speranza vedere la cattedrale dove i cristiani possono prendere coscienza della loro responsabilità nell’essere segno di riconciliazione e di rinascita. Ma direi che c’è tutta la Siria che attende di essere ricostruita.

E’ anche bello che lei parli di diverse rappresentanze religiose, è la vecchia Siria, quella che c’era un tempo e che era amata ed esemplare?

R.  – Si è visto questo momento di convivialità tra i diversi gruppi etnico-religiosi e speriamo che questo possa dare un contributo all’opera di riconciliazione e ricostruzione della Siria.

Da Vatican News

 

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