II Domenica di Quaresima – Anno B (Mc 9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

(Mc 9,2-10)

Questi è il Figlio mio, l’amato.

Uno dei tanti luoghi comuni che riguardano il periodo quaresimale, è la visione di un periodo triste, grigio e mortificante delle proprie abitudini. Non ci può essere tristezza nel seguire l’insegnamento di Dio, non ci può essere privazione della propria identità, essendo Dio stesso pienezza di gioia e amore. Ecco che le indicazioni dell’inizio della Quaresima, che abbiamo sentito proclamare nella liturgia delle Ceneri, risuonano in modo diverso se apriamo il nostro cuore all’ascolto: la carità, fatta nel segreto e come ha detto Papa Francesco anche guardando negli occhi il fratello che si aiuta, perché, chiunque sia, è un nostro fratello; il digiuno, non inteso come sacrificio, ma come medicina dell’anima liberandola dalla schiavitù del superfluo; la preghiera, sublime rapporto tra noi e il Creatore, lavacro di tutti i dubbi, le incertezze e le paure della vita, nella consapevolezza che c’è qualcuno che ci ascolta, che non siamo mai soli. Tutto questo, con l’invito di Gesù, che nella prima domenica di Quaresima , ci invita a seguirlo, rende il nostro cammino di fede più solido e consapevole. Consapevole del fine, del luogo di arrivo, della scoperta della “terra promessa” che il Signore ci riserva: la Resurrezione, la salvezza e la vita eterna che passa attraverso la sua sequela. Ed ecco che il Vangelo di questa domenica ci offre la visione della nostra salvezza: la Trasfigurazione di Gesù, davanti a tre dei suoi discepoli, che rappresentano l’intera umanità. Siamo nel nono capitolo del Vangelo di Marco e l’evangelista ci proietta nel tragitto di Gesù verso Gerusalemme. La sua predicazione e il suo insegnamento, i tanti segni lasciati nel suo cammino, sono destinati ad essere suggellati nell’estremo atto di amore: la sua Passione, morte e Resurrezione. Il racconto evangelico, prefigura il compimento della sua missione terrena: la rivelazione della sua divinità, il compimento della nuova ed eterna Alleanza, dove le figure di Elia e Mosè accanto a Lui, ci ricordano la presenza costante del Signore, guida amorevole del suo popolo: sono stati loro gli strumenti di Dio nel suo dialogo con l’uomo, dialogo che viene definitivamente reso eterno con l’Incarnazione del Cristo. Nel racconto , le vesti bianchissime e candide, segno della purezza, rappresentano il nostro Battesimo, il Sacramento che liberandoci dal peccato originale ci ha reso candidi e puri come Gesù. E siamo chiamati anche noi a rimanere puri, come Lui, a veder trasfigurata la nostra esistenza, grazie al suo amore essendo Egli stesso amore puro. Trasfigurati quando il nostro agire quotidiano è aperto al prossimo, quando siamo strumenti della sua presenza. Ed ecco che una madre che accudisce la propria famiglia con tutto l’amore possibile, un padre che mette al primo posto la sana crescita dei figli, i figli che curano, soprattutto nelle difficoltà dell’età i propri genitori e ognuno nel suo carisma che gli è stato donato, compie l’amore di Dio, è segno della sua presenza, della luce che emana dalle candide vesti di Gesù trasfigurato. Quando riusciamo a dare un sorriso anche a chi ci è antipatico, a chiedere “che ti succede” al nostro prossimo e porgergli il nostro aiuto, quando sapremo annientarci in un gesto d’amore verso chi ne ha bisogno, ecco che la Rivelazione di Gesù, diventa reale nella vita di quella umanità, che ha tanto amato da donargli la vita. Non dobbiamo avere paura di tutto ciò: è con l’aiuto divino che possiamo diventare, per il nostro prossimo un raggio di quel candore, quando vedranno in noi un fratello di cui fidarsi, su cui contare e oltre ai santi che costellano il Regno di Dio, è immensa la moltitudine di chi, nel silenzio e nella normalità della vita quotidiana, donandosi come segno di amore, mette in atto la stupenda volontà di Dio.

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