Chiesa

I vescovi italiani: dare un senso spirituale alla pandemia

Un documento della Commissione episcopale per la dottrina, l’annuncio e la catechesi mette in relazione gli avvenimenti degli ultimi mesi con il Mistero pasquale

Si può dare una spiegazione soprannaturale al dolore, allo sconforto e allo smarrimento dell’anima provocato dalla pandemia? Ci prova la Conferenza episcopale italiana con un documento dedicato in particolar modo a quanti sono impegnati sul fronte dell’evangelizzazione e che dal titolo già trasuda gocce di speranza: ‘E’ risorto il terzo giorno’. La riflessione inizia con le domande sul senso profondo della vita, della morte e della sofferenza di chi sta vivendo sulla propria pelle la drammaticità della situazione: uno studente, un bambino, un’impiegata, un cappellano, un medico, una casalinga, un volontario e una segretaria.

Sullo sfondo, il Mistero pasquale

“La prospettiva interessante del testo è quella di non voler confezionare delle risposte, ma innescare un ascolto attento ai bisogni degli uomini e delle donne dei nostri giorni” dice monsignor Valentino Bulgarelli, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale della Cei. I vescovi leggono i tragici fatti legati alla diffusione del virus, ponendoli in relazione al Mistero pasquale di Gesù. Bulgarelli, infatti, spiega che “si è partiti da una analisi del Triduo Pasquale, centro della nostra vita liturgica, centro della nostra esperienza di fede. I vescovi lo hanno definito il dramma del Venerdì Santo. Che raccoglie tutta la drammaticità di quello che abbiamo vissuto”.

Dopo la tragedia, la resurrezione

Poi c’è l’attesa del Sabato Santo, giorno di apparente silenzio, che prelude alla risurrezione. Scrivono i vescovi nel documento: ”Una lettura pasquale dell’esperienza della pandemia non può prospettare il semplice ritorno alla situazione di prima. La croce e il sepolcro possono diventare cattedre, che insegnano a tutti a cambiare, a convertirsi, a prestare orecchio e cuore ai drammi causati dall’ingiustizia e dalla violenza, a trovare il coraggio di porre gesti divini nelle relazioni umane: pace, equità, mitezza, carità”.

La strada della speranza

Una prospettiva, assicura monsignor Bulgarelli, che viene offerta a tutti: a credenti e non credenti. “Nel testo vengono richiamati quei gesti eroici, di carità, che medici, infermieri e anche tante comunità cristiane hanno vissuto nel silenzio, nel nascondimento, proprio per sostenere ed accompagnare chi stava sperimentando la tragedia” Poi conclude: “Questo tempo ha svelato anche un segno di speranza: ci ha fatto capire che tutti noi abbiamo bisogno di essere più comunità. Stiamo davvero sulla buona strada”.

da Vatican News

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