Chiesa di Rieti

“I santi patroni dell’Alta Sabina – Colli Turanensi”: il nuovo libro di don Luciano Candotti

La passione documentaria e pubblicistica del sacerdote lo ha portato così a spulciare in archivi parrocchiali, a contattare comitati, confraternite e Pro loco, per racimolare foto di ieri e di oggi

Un altro volume sui santi patroni, un altro impegno di don Luciano Candotti. Gran “successo” aveva avuto quello della sua zona, il Montepiano Reatino, che – spinto da vescovo e confratelli – il parroco di Colli sul Velino ha voluto dedicarsi a comporne di analoghi anche per le altre zone pastorali della diocesi. La passione documentaria e pubblicistica del sacerdote lo ha portato così a spulciare in archivi parrocchiali, a contattare comitati, confraternite e Pro loco, per racimolare foto di ieri e di oggi, dando vita alla seconda pubblicazione: I santi patroni dell’Alta Sabina – Colli Turanensi.

Dopo quello dedicato alla zona di cui è vicario foraneo, ecco allora, sempre in forma di album con nutrito corredo fotografico, la carrellata che racconta la pietà popolare dei paesi che costellano la valle del Turano, da Longone e Belmonte fino ai confini con l’Abruzzo carsolano, passando per Monteleone, Roccasinibalda, Colle e Castel di Tora, Ascrea, Paganico, Collegiove, Nespolo, Collalto e i rispettivi paesi “annessi”.

Con il grazie, espresso nell’introduzione dal vicario zonale, don Sante Paoletti, al confratello «per questo immane lavoro» che con il «conoscere, amare, cercare di imitare i santi venerati nel nostro territorio» aiuta «a conoscere Colui che è la fonte della santità: Gesù Cristo vero Dio e vero uomo».

Un patrimonio di pietà popolare che segna l’identità di un territorio, come scrive in apertura il vescovo Domenico. Patrimonio che la tradizione consegna per certi aspetti in modo immutato nel progredire dei tempi: guardando le foto, nota infatti monsignor Pompili, colpisce il fatto «che le immagini del Novecento sembrano confondersi con quelle di oggi. La ragione è che le une e le altre sono espressione della religiosità popolare che è un linguaggio fuori dal tempo. E orientato verso l’Oltre. Ciò nonostante è possibile intravvedere il cambiamento intervenuto in questa terra che è andata progressivamente spopolandosi, salvo trovare attorno alla memoria dei santi patroni ciò che tiene insieme il passato e il presente».

In oltre duecento pagine, il volume curato da don Candotti, strutturato nella stessa forma del precedente, presenta il santo patrono di ciascun paese sede parrocchiale, descrivendo la storia del santo (o del titolo cristologico o mariano), il culto, l’iconografia e una riflessione spirituale. Idem per i “centri pastorali”, le ex parrocchie giuridicamente unite nella sede principale, ma mantenendo per ciascun paese la specifica identità e dunque la tradizione delle specifiche feste patronali.

E per ogni luogo, il ricco materiale fotografico che, tra foto in bianco e nero e foto più recenti (diverse quelle dell’ultima estate, con le celebrazioni in “versione pandemia” vissute in forma ridotta senza processioni e liturgia in gran parte all’aperto), documentano festeggiamenti, cortei processionali, devozioni, preghiere, statue, panorami, luoghi cari al culto e alla memoria. Con qualche spazio a immagini di celebrazioni riferite anche ad altri santi, oltre al patrono “ufficiale”, oggetto della venerazione locale.

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