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I ragazzi del Liceo Artistico si preparano all’incontro con il regista Horacio Czertok

Il prossimo 23 marzo il Liceo Artistico Calcagnadoro di Rieti ospiterà il regista e attore Horacio Czertok che racconterà l'esperienza quindicennale del laboratorio teatrale all'interno della Casa Circondariale di Ferrara

Il prossimo 23 marzo il Liceo Artistico Calcagnadoro dell’Ist. di Istruzione Superiore Elena Principessa di Napoli di Rieti ospiterà il regista e attore Horacio Czertok del Teatro Nucleo di Ferrara che racconterà l’esperienza quindicennale del laboratorio teatrale all’interno della Casa Circondariale di Ferrara.

L’incontro, curato e moderato dalla Prof.ssa Manuela Rossetti, avverrà online e ospiterà docenti e alcune classi del Liceo Artistico per arricchire le lezioni trasversali di Educazione Civica dedicate alla giornata della legalità e alla giornata della lotta contro le mafie.

Un incontro di estrema importanza in questo periodo storico che permetterà ai ragazzi di contestualizzare le esperienze positive sulla legalità, soprattutto conoscere esempi positivi offerti dall’arte, come il vivere in una comunità, in una società rispettando il prossimo e aprendo le porte della comunicazione verso l’altro e il diverso, basi esse stesse non solo del “fare” teatrale, ma della stessa legalità e giustizia sociale.

Il Teatro Nucleo è un ente di produzione, formazione, ricerca teatrale, riconosciuto dal FUS- Fondo Unico per lo Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Emilia Romagna, con sede a Ferrara.

Fondato nel 1974 a Buenos Aires da Cora Herrendorf e Horacio Czertok con il primo nome di Comuna Nucleo e stabilitosi definitivamente a Ferrara nel 1978, è oggi una realtà composita dove diverse progettualità artistiche operano sul territorio cittadino, nazionale e internazionale, una cooperativa teatrale dove i fondatori e le nuove generazioni di attori e registi operano in sinergia con altre realtà associative e istituzionali.

Czertok racconta: «Dal 2005 il teatro è pratica quotidiana, nel carcere di Ferrara. Un gruppo di detenuti, una parte sempre quelli, una parte circolante, ha inserito il teatro come parte della propria vita. Il laboratorio non è – non è ancora, non può ancora esserlo – una compagnia teatrale nel senso che il suo esistere si articola attorno al laboratorio. La compagnia implica che gli incontri sono delle prove per uno spettacolo. Il laboratorio, che ogni incontro è un’esperienza che inizia e si conchiude. (…)
Perché il carcere è un mondo a sé, con proprie regole scritte e non scritte e strutture etiche proprie. È stato necessario agli operatori azzerare certezze e rinnovare gli approcci, perché le regole dell’arte – rigore, disciplina, solidarietà, responsabilità – potessero agire anche qui come altrove. La continuità del laboratorio permette lo sviluppo di una sua funzione formativa, essenziale in quanto non esistono luoghi nei quali si possa imparare a fare teatro nelle carceri: si impara facendo».

Prof.ssa Manuela Rossetti

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